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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

Concettualizzare, argomentare, problematizzare

Concettualizzare, argomentare, problematizzare

Le esperienze francesi

La ricerca sulla didattica della filosofia è particolarmente attiva in Francia, dove esistono molte pubblicazioni al riguardo. Purtroppo mancano, in generale, le traduzioni in italiano. Particolarmente attento alla didattica della filosofia in Francia è il responsabile del Giardino dei pensieri, Mario Trombino, che, tra le altre cose, ha tradotto e reso disponibile in Internet un articolato saggio, di Michel Tozzi (1) e altri, di particolare interesse per la nostra analisi.

Apprendere il pensiero filosofico

In uno dei capitolo centrali del saggio, gli autori affrontano il problema di analizzare, come recita il titolo, L’apprendimento dei processi fondamentali del pensiero filosofico. L’insegnamento della filosofia è finalizzato, in Francia, più all’apprendimento di abilità e di atteggiamenti, in ordine alle strategie di pensiero e ai comportamenti sociali, che a quello dei contenuti. I “processi fondamentali” individuati nel saggio sono: la capacità di concettualizzare; la capacità di problematizzare; la capacità di argomentare. Queste operazioni caratterizzano il pensiero filosofico e lo distinguono da altri approcci, indicando un modo di trattare le conoscenze e, per così dire, una forma mentis particolare.
Gli autori esordiscono definendo le possibili strategie per la concettualizzazione.



1. CONCETTUALIZZARE UNA NOZIONE

L’induzione guidata

Per elaborare il senso concettuale di una nozione nelle tre direzioni indicate, gli autori suggeriscono un metodo definito “dell’induzione guidata attraverso i contrasti”, i cui referenti teorici sono Aristotele, Piaget e Bruner. Consiste nel proporre problemi filosofici, problemi non-filosofici e concetti usati nelle due accezioni, in modo che gli studenti arrivino, per induzione, a individuare i criteri di classificazione in base ai quali operare la distinzione.

I problemi filosofici

Un problema filosofico è, ad esempio, il seguente: Non si deve ritenere vero se non ciò che può essere provato?, mentre un problema relativo anch’esso al campo della conoscenza, ma non filosofico, è: Su quali prove scientifiche si basa la teoria della deriva dei continenti? In un diverso ambito, possiamo attribuire una dimensione filosofica alla domanda: Se l’inconscio esiste, possiamo affermare di essere sempre liberi?, mentre non ne ha la seguente: In quale misura i traumi inconsci dell’infanzia influenzano il comportamento umano?

Indicazioni didattiche

Vengono proposte in momenti successivi batterie di affermazioni filosofiche e non, con differenze sempre meno nette tra le due classi, fino a frasi che possono essere lette sia in senso filosofico sia in senso diverso (giuridico, scientifico, ecc.): Bisogna concepire la vita come una competizione?, Che cos’è l’uomo?, E’ legittima una condanna a vita?, ecc., invitando sempre gli alunni a definire le caratteristiche dell’approccio filosofico.
Secondo l’esperienza degli autori, il metodo «introduce alla problematizzazione filosofica  attraverso una logica filosofica che avvia al filosofare».

2. PROBLEMATIZZARE UNA NOZIONE

“Problematizzare”, secondo gli autori, presuppone una serie di capacità, tra le quali sembrano particolarmente importanti le seguenti:

Problematizzare le certezze

Gli esercizi suggeriti dagli autori riguardano la problematizzazione dei luoghi comuni e dei convincimenti personali. Ogni alunno individua le proprie certezze, in ambito etico (ad es. “bisogna uccidere gli assassini”), gnoseologico o metafisico (es.: “Dio è un’invenzione dell’uomo” o al contrario “l’uomo è creato da Dio”). Bisogna abituarsi a considerare tali convinzioni come risposte a domande che restano di solito implicite e cercare, invece, di formulare queste domande (es.: “è lecita la pena di morte?”, “esiste Dio?”, ecc.). La domanda va poi trasformata in un problema, cercando di formulare risposte alternative e di prenderne in esame le motivazioni pro o contro. Ciò che interessa non è ovviamente la risposta, ma la problematizzazione, cioè la capacità di porre e di formulare correttamente il problema, l’individuazione e l’analisi di punti di vista diversi, rompendo l’apparente ovvietà dei pregiudizi, fondandoli su argomenti o eventualmente rimettendoli in discussione.
L’obiettivo è quello di imparare a filosofare, cioè a trattare in modo filosofico le diverse questioni. L’insegnante dovrà astenersi dal prendere posizione sulle risposte, aiutando invece a individuare e a formulare correttamente le domande.

3. LA CAPACITÀ DI ARGOMENTARE

Argomentare

Non esiste un unico modello di argomentazione. Occorre in via preliminare chiarire, sostengono gli autori, che cosa si intenda con “prova” in filosofia e in che cosa consista la specificità dell’argomentazione filosofica. Il modello cartesiano, ad esempio, presuppone un soggetto universale e una ragione comune a tutti gli uomini. Essa, ed è il secondo presupposto, è in grado di condurre alla verità, unica e universale.

Caratteristiche dell’argomentazione

Esistono inoltre diversi livelli dell’argomentazione. A quello più basso è possibile individuare alcune esigenze logiche sulle quali c’è accordo. Gli argomenti: (a) non devono contraddirsi, (b) devono essere coerenti con la tesi sostenuta e (c) con altri argomenti a sostegno della stessa tesi.
Occorrerà imparare a distinguere l’argomentazione da altre forme di linguaggio, come l’esempio, l’esperienza personale o le citazioni, che possono essere usate come illustrazione ma non come prova.

Indicazioni didattiche

Sul piano didattico, occorre lavorare sui prerequisiti della capacità argomentativa, affinché gli alunni sappiano correttamente usare «le articolazioni logiche e le strutture di pensiero che esse esprimono: causa/effetto; principio/conseguenza; con i connettivi linguistici appropriati (ma, tuttavia, allora, dunque, ecc.), cioè padroneggiare la logica delle operazioni formali».
Imparare ad argomentare, oltre all’importanza in sé come dimensione specifica della filosofia, contribuisce al conseguimento di importanti finalità, come la capacità di decentrare il proprio punto di vista, prendendo in considerazione le ragioni dell’altro e distinguendo il piano della convinzione personale da quello della razionalità universale, o quanto meno impersonale in quanto fondata su argomenti non legati alla propria particolarità, validi anche per gli altri uomini; inoltre contribuirà a costruire un’ottica critica anche relativamente alle tesi non dimostrate, o dimostrate in modo ingannevole e privo di validità logica, abbondantemente presenti nella comunicazione e nel comportamento sociali (basti pensare ai pregiudizi o alle tecniche di comunicazione usate nei mass-media, e non solo nella pubblicità).
Insegnare ad argomentare deve essere previsto come punto qualificante e specifico della programmazione, stabilendo modalità ed esercizi, senza considerare questa finalità implicita e per così dire, già data nello studio della filosofia. È vero, d’altra parte, che al di là delle operazioni didattiche descritte, insegnare ad argomentare dovrebbe costituire il filo conduttore della didattica, ritrovandosi nell’analisi dei testi, nello studio e nell’esposizione dei diversi sistemi di pensiero, ecc. Ma è altrettanto vero che senza un’azione didattica intenzionale ed esplicita, spesso questa finalità viene raggiunta in modo molto parziale.



Note
(1) Michel Tozzi, Patrick Baranger, Michèle Benoit, Claude Vincent, Apprendre à philosopher dans les lycées d’aujourdhui,Paris, Hachette, 1992.

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