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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

Conoscere la classe e conoscere gli studenti

Conoscere la classe e conoscere gli studenti

Prove di ingresso

Ogni programmazione deve essere preceduta da una adeguata conoscenza della situazione iniziale, per verificare la presenza di prerequisiti in mancanza dei quali l’apprendimento della filosofia rischierebbe di risultare meccanico, vanificando una vera formazione filosofica. È un caso purtroppo frequente quello di alunni che conoscono in misura accettabile i contenuti ma non sono capaci di rielaborarli, di operare sintesi e analisi comparative, di ricostruire e di costruire a loro volta argomentazioni, ecc. Spesso la causa, in genere trascurata o sottovalutata, risiede nella mancanza di prerequisiti adatti, in termini di competenza metodologica o di possesso delle abilità di analisi e di sintesi, prerequisiti che occorrerà eventualmente ricostruire, modellando la parte iniziale del programma su questa esigenza.

Esempi di prove di ingresso

Il problema si pone ovviamente con particolare urgenza per la prima classe del triennio, sia perché l’insegnante non dispone di alcun elemento valutativo, sia perché un insuccesso iniziale può essere decisivo e spesso determina l’accumularsi di lacune che impediscono di fatto il raggiungimento di abilità.
Il principale prerequisito da accertare, per la filosofia,  è la conoscenza di un lessico adeguato, nel quale inserire i nuovi concetti.
Per il primo anno, le prove di ingresso costituiscono anche il primo approccio degli studenti alla materia. Occorrerà quindi porsi anche la finalità di creare le corrette motivazioni per lo studio successivo. Per questo, le prove possono anche essere informali e consistere in conversazioni su alcune questioni della materia, condotte senza alcuna pretesa di sistematicità. Pietro Biancardi descrive efficacemente questo clima di prove di ingresso informali che costituiscono al tempo stesso l’inizio dell’attività filosofica.

Partire da ciò che gli studenti già sanno

Nell’analisi della situazione di partenza sarà opportuno dedicare particolare attenzione alle conoscenze già possedute dagli studenti. La filosofia deve porsi in un rapporto di continuità/rottura con il senso comune e con le conoscenze quotidiane: di continuità perché molti dei suoi concetti e delle concezioni del mondo che definisce sono parte dell’individuo o della realtà sociale, anche se in modo implicito; di rottura in quanto l’esplicitazione di tali elementi sollecita una verifica critica e una riflessione personale.
Dal punto di vista cognitivo, inoltre, ogni nuova conoscenza deve, per risultare significativa, inserirsi organicamente in quelle già possedute, eventualmente riorganizzandole e orientandole diversamente. Uno dei testi più noti di psicologia dell’educazione pone come premessa generale questa frase: «Se dovessi condensare in solo principio l’intera psicologia dell’educazione direi che il singolo fattore più importante che influenza l’apprendimento sono le conoscenze che lo studente già possiede. Accertatele e comportatevi in conformità nel vostro insegnamento» (2).

Pre-conoscenze

Nelle classi non iniziali le conoscenze di riferimento saranno ovviamente costituite soprattutto da quanto gli alunni hanno imparato, o avrebbero dovuto imparare, l’anno precedente. Per il primo anno la filosofia, “materia nuova” all’inizio del triennio, sembra non richiedere conoscenze preliminari alle quali collegarsi. In realtà esse sono numerose, e vanno dai problemi etici a quelli della conoscenza, da quelli religiosi e metafisici a quelli relativi alla giustizia sociale, ecc. Si tratta, appunto, di problemi, o più spesso di convinzioni inconsce che rappresentano soluzioni acritiche di queste questioni.

Problematizzare le certezze

Il primo passo dovrebbe consistere proprio nel problematizzare le certezze, nel mostrare come esse poggino su assunzioni non dimostrate e spesso neppure argomentate. Il percorso storico dovrebbe svolgersi, per quanto possibile (ma lo è in misura ben superiore a quanto si possa pensare), tenendo presente questo orizzonte, per esplicitare le radici delle certezze e ricondurle alla loro originaria fluidità problematica, cioè per mostrare come ogni certezza abbia in realtà una serie di risposte alternative possibili, e come tali risposte facciano riferimento a presupposti diversi. I contenuti del “programma” possono sempre assumere questa valenza, a volte in modo esplicito e immediato (si pensi alla questione del relativismo etico e culturale nella sofistica), a volte in modo più mediato, ad esempio per la teoria delle idee di Platone. Non si tratta in ogni caso di attualizzare, ma di ricostruire le radici dell’attualità, mostrando l’origine di problemi che ancora oggi si presentano come tali, seppure le soluzioni proposte siano diverse e diversamente situate. L’attenzione filologica e la contestualizzazione dei problemi non devono mai venire meno, ma è opportuno sempre tracciare prospettive e far intravedere gli sviluppi che legano il passato al presente.

Fare filosofia: un esempio di prova d’ingresso

Come prova di ingresso per la classe iniziale del triennio è risultata utile, nella mia esperienza personale, la somministrazione di due questionari. Il primo chiede di definire una serie di termini presenti anche nell’uso comune ma provvisti anche di un significato filosofico specifico (dialettica, deduzione, dovere, esperienza, essenza, etica, fenomeno, idea, ideologia, relativismo, oggettivo/soggettivo, ecc.). Le definizioni consentono di raccogliere indicazioni sulla competenza semantica generale degli alunni e al tempo stesso offrono lo spunto per avviare riflessioni di carattere filosofico. Il secondo questionario è più articolato e consiste in una serie di items a risposta chiusa, cioè con l’indicazione delle risposte possibili, tra le quali gli studenti devono scegliere. Le domande, riportate a scopo esemplificativo perché ovviamente ogni insegnante dovrà definire le proprie e anche perché cambiano in parte ogni anno, potete scaricarle al link sottostante:

>> downlaod esempio prova di ingresso

Il questionario non misura ovviamente le conoscenze degli alunni, ma dà indicazioni sul loro modo di porsi di fronte ai problemi. È implicito che l’insegnante non dovrà proporre nessuna soluzione alle domande, ma sottolinearne la problematicità, analizzare le conseguenze delle alternative scelte, mostrare come si tratti di problemi ai quali non è possibile dare una risposta “vera”, ma di fronte alle quali quasi tutti gli individui e tutte le società operano scelte, esplicite o implicite, e come dall’insieme di queste scelte risulti una particolare concezione del mondo e del posto dell’uomo in esso. Le discussioni che sorgeranno a partire dal questionario danno indicazioni su aspetti importanti della personalità degli alunni e consentono di introdurre in modo coinvolgente e interessante la filosofia.

Note
(1) P. Biancardi, La centralità del testo filosofico, in AA. VV., La filosofia insegnata. Esperienze e riflessioni tra insegnanti per l’innovazione e la ricerca, Treviso, Pagus, 1994, p. 132.
(2) D. P. Ausubel, Educazione e processi cognitivi. Guida psicologica per gli insegnanti, Milano, Franco Angeli, 1978 [or. 1968].

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