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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

I metodi di riferimento

I metodi di riferimento

I due metodi principali

Quando si parla di metodi per l’insegnamento della filosofia viene subito in mente la distinzione principale tra metodo storico e metodo per problemi, anche perché negli scorsi decenni si è sviluppata intorno a queste due diverse prospettive un’accesa polemica, che ancora oggi, sia pure stancamente, perdura, benché abbia perso ormai le implicazioni ideologiche originarie.

Il metodo storico

Il metodo storico è quello proprio degli attuali programmi, che prescrivono l’insegnamento della storia della filosofia, dalle origini ai nostri giorni. Oggi lo si distingue nettamente dallo storicismo gentiliano dal quale ha avuto origine, sottolineando invece la necessità di collocare le diverse filosofie nel contesto storico-culturale in cui sono nate per poterle comprendere e anche perché gli studenti possano avvicinarsi a una pluralità di modelli che si sono succeduti nelle varie epoche.

Il metodo per problemi

Il metodo per problemi rinuncia invece all’approccio storico, a meno che non sia necessario per finalità particolari, organizzando invece le diverse teorie intorno a temi significativi, per mostrarne le possibili analisi e le alternative esistenti rispetto a problemi specifici. È irrilevante da questo punto di vista se una concezione sia recente o si collochi in un passato più o meno remoto, quello che importa è che sia significativa, oggi, per affrontare i problemi che sono considerati ancora attuali. Il punto di riferimento generale di questo metodo è la filosofia analitica inglese, ma con importanti varianti, come vedremo nel capitolo.

Il metodo sistematico

Infine, sembra ormai scomparso (salvo però a riapparire nell’ambito del metodo per problemi, soprattutto nelle versioni più fedeli all’impostazione anglosassone) il cosiddetto “metodo sistematico”, consistente nel suddividere il pensiero filosofico nei diversi ambiti (logica, etica, antropologia, forse non più ontologia e metafisica) sviluppandoli alla luce delle concezioni ritenute più valide: era il metodo dominante prima della riforma Gentile.
Prima di ricordare quanto di queste impostazioni è ancora attuale e oggetto di discussione, analizziamo brevemente le posizioni degli insegnanti, assumendo come punto di riferimento le due inchieste della SFI ricordate nei capitoli precedenti. 

Un metodo storico rinnovato

Se il metodo storico sembra essere quello di riferimento per la maggior parte degli insegnanti, c’è un consenso ormai generale sul superamento di uno storicismo che tenda a una falsa completezza.
Già nel 1979 Mario Dal Pra affrontava in termini molto attuali tale questione, prospettando l’inserimento della filosofia nell’area comune di una scuola superiore rinnovata: «Molti aspetti dell’insegnamento tradizionale della filosofia devono indubbiamente essere abbandonati. Si deve, anzitutto, abbandonare la pretesa di quella falsa completezza e di quel meccanico enciclopedismo sul piano meramente cronologico-informativo che ha trasformato lo studio della filosofia in una sequela storico-dossografica dalle origini del pensiero greco fino ai giorni nostri» (1).
Ciò non significa, d’altra parte, rinunciare all’approccio storico per affermare il ritorno a un metodo sistematico o per problemi. Dal Pra propone invece quello che definisce un approccio monograficodella comprensione storico-filosofica.

Meglio sforzarsi di penetrare il significato del pensiero di Platone nel suo rapporto con la scienza del tempo e con la crisi della città-stato, o affrontare l’ispirazione unitaria delle battaglie dell’illuminismo in connessione con gli sviluppi dell’economia classica e della rivoluzione francese, o approfondire il senso dei grandi rivolgimenti scientifici che contrassegnano la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, meglio insomma, una comprensione storica del rilievo critico-unitario del pensiero filosofico in una fase concreta del suo divenire, che inseguire il vuoto miraggio di una ininterrotta continuità teorica delle dottrine perseguita in una dilatazione orizzontale a cui vengano a mancare volta per volta le radici reali (2).

Oggi definiremmo il metodo suggerito da Dal Pra “per unità didattiche” o per temi, consistente nell’individuare alcuni argomenti significativi e opportunamente correlati nella programmazione, privilegiando l’approfondimento, sia dei contenuti che del metodo di analisi, rispetto alla quantità o alla completezza storica.

Note
(1) M. Dal Pra, La funzione dell’insegnamento della filosofia, “Bollettino della Società Filosofica Italiana”, 1979, 106, ora in V. Scalera, Insegnare filosofia per unità didattiche, Firenze, La Nuova Italia, 1992, p. 69.
(2) Ivi, p. 70.

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