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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

I testi e la didattica

I testi e la didattica

La centralità dei testi nei “Programmi Brocca”

Uno degli aspetti più significativi dei «programmi Brocca», ai quali si richiamano gran parte delle sperimentazioni, è la centralità dei testi nella didattica della filosofia. Tra gli «obiettivi di apprendimento» uno dei principali è la capacità di «analizzare testi di autori filosoficamente rilevanti»; subito dopo, si suggeriscono in dettaglio le operazioni da compiere sul testo. Inoltre, nell’indicazione dei contenuti per i vari indirizzi di studio si ripete dopo l’esposizione del programma di ogni anno, quasi come un motivo unificatore dell’intera proposta, la stessa raccomandazione, che compare per ben 15 volte: «Tutti gli argomenti dovranno essere affrontati a partire dalla lettura dei testi, secondo una scelta calibrata per ampiezza, praticabilità e leggibilità. Non si potrà, ovviamente, prescindere da un inquadramento storico degli argomenti e dalla ricostruzione dei nessi che li collegano»(1). Anche le «indicazioni didattiche» sono centrate in buona misura sull’approccio ai testi, a partire dai quali deve avvenire la conoscenza e lo studio del pensiero filosofico.

Una nota

Con la recente riforma Gelmini le sperimentazioni secondo i “Programmi Brocca” sono state abolite. Riteniamo tuttavia opportuno conservare le analisi sviluppate a partire dalle indicazioni in essi contenute, perché sono state recepite dalla prassi didattica e anche dall’orientamento della quasi totalità dei manuali, dove ormai l’importanza del lavoro sui testi filosofici è un dato comune. La recente Riforma Gelmini riconferma, nelle “Indicazioni nazionali”, il riferimento ai testi, che non è più però così centrale come nei “Programmi Brocca” e le cui modalità di utilizzazione didattica sono molto meno dettagliate. Anche se non più applicati ufficialmente, quindi, i “Programmi Brocca” costituiscono ancora un importante punto di riferimento del dibattito sull’insegnamento della filosofia, anche perché sono gli unici a entrare nel dettaglio dei metodi e delle indicazioni didattiche.

I testi nella didattica

La centralità che i «programmi Brocca» assegnano alla lettura dei testi recepiva una prassi didattica già all’epoca largamente diffusa e oggi consolidata. Dall’inchiesta SFI del 1987 risulta che circa il 57% degli insegnanti dedica «molto» o «abbastanza» tempo alla lettura delle opere degli autori (p. 31) e la maggioranza preferisce manuali con brani antologici inclusi (63.8%) rispetto a quelli che non li prevedono (33.4%). Inoltre, oltre la metà degli intervistati fa uso di antologie e il 45.7% di testi integrali di autori (2). Un numero ancora maggiore, il 67%, dichiara di utilizzare, come alternativa al manuale, la «lettura diretta delle opere o di brani delle opere più significative dei maggiori autori per una ricostruzione del pensiero sotto la guida del docente».
Nell’inchiesta del 1994, relativa però alle sole sezioni sperimentali, il dato è ancora più eloquente. Il 61% dichiara che il proprio insegnamento «si serve di testi classici come termine dal quale partire per la spiegazione» (3) e l’82% fa frequente uso di «passi di testi classici» nel proprio insegnamento. Bisogna tuttavia considerare che l’uso di testi non significa l’adozione di una didattica basata sui testi, potendo essi comparire a scopo illustrativo o come punto di avvio di una spiegazione che riprende poi le forme tradizionali.

Un nuovo approccio didattico

Domenico Massaro, uno dei componenti della Commissione che ha elaborato i «programmi Brocca», nel commentarli sottolinea: «La centralità dei testi dei filosofi, nel laboratorio della pratica didattica quotidiana, costituisce la vera novità di questi programmi» (4). È una scelta, sottolinea Massaro, che consente di superare la «filastrocca d’opinioni» quale rischiava (e rischia ancora) di essere l’applicazione dei programmi attuali, evitando però i pericoli di un approccio per problemi che «aveva il grave svantaggio dell’astrazione del problema (l’etica, la logica, la metafisica, ecc.) dal contesto storico».

I testi non esauriscono la didattica

L’approccio attraverso i testi impone una selezione dei contenuti, sulla base dell’individuazione di temi e percorsi, poiché sarebbe impensabile affrontare in questo modo l’intera storia della filosofia. Ogni insegnante sa che non è spesso possibile farlo neppure mediante le lezioni frontali, che richiedono ovviamente tempi molto più ridotti. D’altra parte, pur operando selezioni, non tutti i contenuti potranno essere presentati attraverso la lettura dei testi. Lo stesso Massaro sottolinea «che non è possibile conoscere tutti i contenuti attraverso le pagine dei filosofi, e che, pertanto, sarà sempre necessario rivolgersi a strumenti sintetici (manuali, dizionari, schede, monografie) per ricondurre ciò che si legge direttamente al quadro complessivo del filosofo o delle correnti filosofiche».

Sviluppo di nuove abilità e competenze

L’uso dei testi, pur entro questi limiti, è di fondamentale importanza non solo per perseguire obiettivi contenutistici (la conoscenza dall’interno del pensiero di un filosofo, il seguirne i percorsi argomentativi attraverso la lettura delle opere, consente una conoscenza molto più approfondita rispetto alla lezione frontale), ma anche per conseguire obiettivi «di competenza», cioè gli strumenti del ragionamento filosofico e le diverse procedure argomentative. Infatti «i diversi generi filosofici non solo trattano differenti contenuti, ma sono da intendersi come contesti operativi che mettono in campo procedure logiche specifiche e strategie espositive funzionali agli scopi della comunicazione ed all’uditorio». In altri termini, la lettura delle opere e il lavoro sui testi consente di apprendere strategie argomentative e modalità di pensiero, contribuendo così alla definizione di una serie di competenze concettuali che vanno al di là della semplice conoscenza dei contenuti.
Tali obiettivi non sono però raggiungibili attraverso una semplice lettura dei testi. Occorre fare dei testi il materiale per una serie di attività didattiche da sviluppare su essi e grazie a essi.
L’uso dei testi (opere complete o brani più o meno ampi) è la nuova frontiera della didattica della filosofia ormai da alcuni anni.

Note
(1)  AA. VV., Piani di studio della scuola secondaria superiore e programmi dei trienni. Le proposte della Commissione Brocca, Firenze, Le Monnier, 1992, tomo I, pp. 214 ss.
(2) L. Vigone, C. Lanzetti (a cura di), L’insegnamento della filosofia. Rapporto della Società Filosofica Italiana, Roma-Bari, Laterza, 1987, p. 35.
(3) C. Lanzetti, C. Quarenghi (a cura di), L’insegnamento della filosofia nelle scuole sperimentali, Roma-Bari, Laterza, 1994, p. 54.
(4) D. Massaro, Storicità e centralità del testo nei nuovi programmi di filosofia, «Paradigmi», 1992, 29, ora in R. Calcaterra (ed.), L’insegnamento della filosofia oggi, Fasano, Schema editore, 1995, p. 121-122.

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