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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

Il problema della motivazione: la comprensione di sé

Il problema della motivazione: la comprensione di sé

Metodo zetetico e chiarificazione dell’esperienza

Franco Bianco, nell’articolo in cui illustra la proposta di un metodo “zetetico” (v. cap. 1.4), assume la rispondenza del programma di filosofia con l’esperienza degli studenti come criterio per sostenere la superiorità, sul piano della motivazione, del metodo zetetico su quello storico:

È qui tutta la debolezza dell’impianto esclusivamente “storico” seguito dalla nostra scuola: debolezza che consiste nel non tener conto del fatto che chi si avvia allo studio della filosofia non ha e non può avere, tranne che in casi eccezionali, alcun reale interesse per concezioni filosofiche avulse dal contesto della propria esperienza, mentre è certamente assai più sensibile ad un discorso che lo inviti ad elaborare i problemi filosofici che la vita stessa gli propone - da quelli etici e sociali a quelli politici, scientifici, religiosi e metafisici - e che, una volta individuati con sufficiente esattezza, possono rappresentare un. tramite, un ponte gettato verso la riflessione del suo tempo, ma anche verso le grandi filosofie del passato (1).

Il riferimento all’esperienza personale non è soltanto in funzione di suscitare l’interesse e la partecipazione degli alunni, cioè non riguarda solo l’ambito della motivazione, che è comunque importante. Se la filosofia assume l’esperienza degli studenti come punto di riferimento, può diventare un importante mezzo perché essi comprendano e razionalizzino il proprio vissuto; in altri termini, l’apprendimento della filosofia diventa, in questi casi, un elemento importante della crescita personale.

Razionalizzare la modernità

Su questa problematica insiste in modo particolare Mario De Pasquale, che sottolinea l’instabilità del mondo contemporaneo e il fatto che la maggior parte dei messaggi giunga attraverso canali non razionalizzabili (mass media). Potremmo interpretare tutto ciò come un dilatarsi della distanza tra l’esperienza e la spiegazione. La risposta deve essere, secondo De Pasquale,  un potenziamento dell’Io e della sua capacità di razionalizzare e integrare i messaggi, cioè l’apprendimento a filosofare, in modo che la filosofia diventi pratica quotidiana.
Insegnare a filosofare significa promuovere l’acquisizione di determinate conoscenze, abilità permanenti, cognitive e comportamentali, logico-argomentative e valutative, tipiche di una pratica filosofica che si possa a buon diritto esercitare nella quotidianità dei contesti di vita da parte non solo dei “professionisti “ della filosofia ma da parte di tutti, quindi anche degli studenti. Naturalmente si suppone che il filosofare, come esercizio nella quotidianità di una pratica utile, aiuti in qualche modo il giovane a gestire maturamente il proprio rapporto con il mondo, con gli altri, con le varie componenti della sua identità, ad orientare la crescita e lo sviluppo delle potenzialità di autorealizzazione della propria persona in termini di libertà, autenticità, creatività (2).

Il potenziamento dell’io

De Pasquale è l’autore che, in Italia, ha posto con maggiore forza come obiettivo della filosofia la formazione dell’Io e la strutturazione dell’esperienza personale. Uno dei suoi saggi più importanti esprime questa esigenza già nel titolo: Didattica della filosofia. La funzione egoica del filosofare (3).
L’espressione “funzione egoica” ha un significato complesso e ricco di interesse. Sottolinea da un lato la funzione strutturante della filosofia nei rapporti (cognitivi e emotivi) dell’Io verso il mondo e dall’altro lato la funzione di organizzazione della stessa personalità del soggetto a partire dalla consapevolezza razionale dei processi emotivi e problematici che lo costituiscono.
Scrive De Pasquale: «L’istanza unificante del filosofare proviene dalla sua natura “egoica”, simile a quella dell’”Io”, che mette in atto un continuo sforzo di mediazione tra una pluralità di istanze, anche conflittuali, di carattere cognitivo ed emotivo, al fine di realizzare un precario equilibrio nei rapporti con se stesso, con gli altri e con il mondo, secondo un “principio di realtà”».

Filosofia e formazione della personalità

La “precarietà” dell’equilibrio deriva dal fatto che esso è sempre provvisorio, aperto a nuove istanze e a nuove operazioni di integrazione. Alla filosofia è assegnato da De Pasquale, in conseguenza di ciò, l’obiettivo ambizioso e forse, in una certa misura, utopistico, di strumento per la costruzione di una personalità critica e consapevole.

Fare filosofia

Il raggiungimento di queste finalità richiede una radicale innovazione didattica, basata sul fare filosofia invece che imparare filosofia. La proposta che De Pasquale delinea in questo volume è tanto innovativa da essere giudicata da Mario Trombino, che pure ne condivide le linee di fondo, irrealizzabile se non modificando profondamente non solo il programma di filosofia, ma la stessa organizzazione scolastica (4). Siamo pienamente d’accordo con questo giudizio, tuttavia essa offre spunti interessanti per realizzazioni almeno parziali, che possono consentire circoscritte esperienze di filosofia in prima persona.

Innovazioni didattiche

I punti salienti, in estrema sintesi, della didattica delineata da De Pasquale sono tre:
- il docente deve rinunciare a un ruolo di trasmissione del sapere per diventare piuttosto un tutor, predisponendo esperienze significative che consentano agli studenti di fare filosofia; l
- a didattica deve basarsi sulla lettura dei classici e sul lavoro sui testi;
- la classe deve configurarsi come comunità di ricerca.

La creatività…

Abbiamo visto il tipo di lavoro sui testi proposto da De Pasquale. Qui ci soffermeremo su un altro aspetto del suo metodo: la creatività, alla quale sono dedicati due capitoli (il 5 e il 6) della Didattica della filosofia.

...come attualizzazione

Il lavoro sui testi deve essere condotto con rigore storico e con un’attenta contestualizzazione. Questa è però soltanto la prima parte, necessaria per comprendere il filosofo o la teoria nel suo definirsi. A partire da qui, è indispensabile un lavoro di attualizzazione che riporti i contenuti, le risposte e le questioni aperte ai bisogni e ai problemi dell’esperienza degli studenti. «Ciò che è tramandato attraverso i testi» scrive De Pasquale «diviene contemporaneo di qualunque presente nella misura in cui assume nuova vita nelle prospettive aperte e definite dalla problematicità dell’orizzonte storico culturale degli interpreti» (5). E ancora: «L’avventura dell’incontro con i testi della tradizione deve essere finalizzata a nutrire l’attività del filosofare dell’allievo e a collocarla nell’attualità del suo orizzonte quotidiano, mediante la ricerca e la discussione razionale dei problemi che vi emergono».
È in questa capacità di riconoscere nei testi della tradizione i problemi contemporanei e di usarli come strumento per razionalizzare la propria esperienzae il proprio orizzonte culturale che De Pasquale individua il significato più autentico della “creatività”.

Partire dai problemi esistenziali

La necessità di uno stretto rapporto tra l’insegnamento della filosofia e l’esperienza degli alunni è sottolineata anche da Franco Bianco, nell’articolo ricordato in apertura di paragrafo. Bianco nota che «chi si avvia allo studio della filosofia non ha e non può avere, tranne che in casi eccezionali, alcun reale interesse per concezioni filosofiche avulse dal contesto della propria esperienza, mentre è certamente assai più sensibile ad un discorso che lo inviti a elaborare i problemi che la vita stessa gli propone - da quelli etici e sociali a quelli politici, scientifici, religiosi e metafisici - e che, una volta individuati con sufficiente esattezza, possono rappresentare un tramite, un ponte gettato verso la riflessione del suo tempo, ma anche verso le grandi filosofie del passato».

Esplicitare e concettualizzare i problemi

Sviluppando queste indicazioni nella direzione della costruzione di un metodo, l’insegnante imposterà la propria azione partendo dai problemi attuali che rivestono interesse per gli studenti. Non sempre tali problemi sono evidenti e il primo passo consiste nel renderli espliciti. «Da questo punto di vista» aggiunge Bianco «il metodo “zetetico” richiede al docente, innanzi tutto, la capacità di sollecitare il suo uditorio ad una esplicitazione degli interessi legati all’esperienza di ciascuno  e alla individuazione dei problemi in cui quegl’interessi possono trovare una prima sollecitazione». Il passo successivo consiste nel ricondurre tali problemi a questioni e significati generali, suscitando l’esigenza di una loro concettualizzazione rigorosa per affrontarli in modo più efficace.

Un esempio

Ad esempio, una discussione sulla corruzione politica potrebbe condurre a discutere i criteri che debbono essere posti a fondamento dell’agire morale, ripercorrendo le posizioni storiche maggiormente significative, da quelle classiche a quelle moderne fino a quelle contemporanee, per individuare i presupposti, spesso impliciti, che possono essere rintracciate a monte delle diverse scelte empiriche (utilitarismo, razionalismo etico, etica normativa, etica formale, ecc.).

Dall’esperienza alle teorie

In questo modo i contenuti storici non verrebbero calati dall’alto come qualcosa di estrinseco da assimilare per dovere scolastico, ma si inserirebbero all’interno dell’analisi di problemi esistenziali e attuali. Inoltre, si formerebbe gradualmente negli studenti l’habitus filosofico di collocare le questioni specifiche in prospettive generali fondate su argomenti e sul presupposto della validità oggettiva o almeno intersoggettiva. Bianco conclude: «Non un’ermeneutica autosufficiente e paga di sé, ma un’interpretazione mirante alla comprensione dei problemi del proprio tempo è ciò che può vivificare e rendere significativo, utile e persino indispensabile il confronto storico, sia che si tratti d’immergersi nel passato, sia che si reputi necessario misurarsi con i contemporanei, in quello sforzo di approfondimento senza fine, d’ininterrotta problematizzazione di sé e della propria esperienza che la cultura occidentale ha indicato col termine “filosofia”».

Creatività e razionalizzazione

Pur muovendo da esigenze simili a quelle sottolineate da De Pasquale, Bianco procede in una direzione sostanzialmente diversa, privilegiando nettamente la formazione del pensiero e di una razionalità critica rispetto a quella della creatività e dello sviluppo complessivo della personalità degli alunni. Il compito che egli assegna alla filosofia è circoscritto, ma non per questo meno importante e forse, in un certo senso, è tale da sottolineare maggiormente la specificità della disciplina. Si tratta di due “stili didattici”, entrambi interessanti, tra i quali ogni singolo insegnante potrà operare la propria scelta.


Note
(1)
F. Bianco, Insegnamento della filosofia: metodo “storico” o metodo “zetetico”, in R. M. Calcaterra (a cura di), L’insegnamento della filosofia oggi, Fasano, Schena, 1994, p. 22.
(2) M. De Pasquale, Intervento, in R. M. Calcaterra (a cura di), L’insegnamento della filosofia oggi, cit., p. 175
(3) M. De Pasquale, Didattica della filosofia. La funzione egoica del filosofare, Milano, Angeli, 1994.
(4) Cfr. M. Trombino, A proposito di una nuova idea per insegnare filosofia a scuola, «Bollettino della Società Filosofica Italiana», 1994, 152, pp. 51-64.

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