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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

Il recupero transdisciplinare

Il recupero transdisciplinare

Verifica e recupero

Il problema del recupero è, o dovrebbe essere, strettamente connesso a quello della programmazione. La funzione della verifica consiste proprio nel controllo dell’apprendimento secondo gli obiettivi prefissati, intervenendo in caso contrario o sul programma previsto o sugli studenti che mostrano carenze, con un’azione, appunto, di recupero. Fino a pochi anni fa, però, la predisposizione di attività di recupero è stata demandata ai singoli insegnanti senza nessuna regolamentazione normativa. In realtà, nella maggior parte dei casi, al recupero doveva provvedere lo studente stesso, con le lezioni private o con lo studio estivo.

Una nuova attenzione verso il recupero

Nel periodo in cui erano stati aboliti gli esami di riparazione il recupero è stato inserito tra le attività esplicitamente previste e regolamentate, con la possibilità di attivare appositi corsi, al di fuori del normale orario di lezione. Nonostante la confusione prodotta dalle varie circolari applicative, ognuna delle quali ha corretto e modificato quella precedente, questi cambiamenti hanno posto il problema del recupero al centro della riflessione pedagogica e didattica. Anche dopo che gli esami di riparazione sono stati, in forma leggermente diversa, ripristinati, questa nuova attenzione verso il recupero è rimasta, con l’introduzione, anzi, anche di corsi di recupero estivi.

Varie modalità di recupero

Si è soliti distinguere tra diverse modalità di recupero. Le principali sono il recupero in itinere, da sviluppare durante le ore di insegnamento (o assegnando lavoro domestico) attraverso interventi individualizzati, e il recupero specifico, da realizzare mediante l’attivazione di appositi corsi, in genere pomeridiani ed estivi.
Su un piano più propriamente didattico si distingue poi un recupero dei contenuti, relativamente a parti del programma non comprese da alcuni alunni, e un recupero metodologico, finalizzato a ricostruire le abilità e i concetti di base necessari per affrontare una determinata materia, per rielaborarne in modo consapevole ed efficace i contenuti, per acquisire un metodo di studio adeguato, ecc. Il primo è strettamente disciplinare, mentre per il secondo occorre distinguere aspetti disciplinari (la padronanza dei concetti di base di una disciplina) e aspetti più generali, che coinvolgono più materie (capacità di analisi, di sintesi, di rielaborazione e di espressione, ecc.).

Programmazione e insuccesso scolastico

Queste distinzioni, che sono soltanto le principali, danno un’idea della complessità del problema e spiegano perché in molti casi il recupero fallisca o dia risultati piuttosto deludenti. La schematica classificazione proposta è importante per definire i due parametri necessari per impostare un’efficace azione di recupero: l’analisi del rapporto tra apprendimento insufficiente e programmazione e la diagnosi del tipo di difficoltà presentate dal singolo alunno.
Porre in relazione la verifica con l’insuccesso scolastico significa che l’insegnante dovrà prima di tutto chiedersi se il proprio piano di lavoro e il metodo usato è adeguato alla classe e ai processi di apprendimento della materia. Per far ciò, dovrà essere preliminarmente definita una sorta di “mappa” dei concetti di base che costituiscono le pre-condizioni per l’apprendimento del programma proposto e dei nuovi concetti da presentare. Andranno poi controllati ed eventualmente ridefiniti i metodi e le tecniche didattiche impiegate, per facilitare la comprensione da parte degli studenti.

La diagnosi individuale

La valutazione relativa ai singoli alunni fornirà la misura degli eventuali casi di insuccesso nell’apprendimento. Se il loro numero è limitato, si dovrà intervenire mediante un recupero specifico. È importante che gli strumenti di valutazione consentano di distinguere tra insuccesso dovuto alla scarsa conoscenza di alcuni contenuti e quello da addebitare a difficoltà di base (comprensione concettuale o padronanza del metodo). Il secondo caso è ovviamente quello più complesso. Se sussistono problemi di metodo o nella padronanza di abilità di base (comprensione del testo, organizzazione dell’esposizione, ecc.) il recupero dovrà necessariamente prevedere l’intervento coordinato di insegnanti di discipline diverse. Questo tipo di recupero è il più complesso ma anche l’unico che può affrontare alla radice i casi di effettiva difficoltà nello studio, quelli destinati a tradursi, se non si fa nulla, in abbandono scolastico o in uno studio superficiale, mnemonico, che forse può portare a conseguire un titolo di studio, magari con qualche anno di ritardo, ma non ad una formazione culturale effettiva.

La funzione della filosofia

Quando sussistono difficoltà di questo tipo, la filosofia è una delle materie principali attraverso le quali organizzare il recupero, come scrive Armando Girotti.

Proprio la filosofia può essere a ragione considerata come una delle discipline fondamentalmente adatte all’attuazione della transdisciplinarità; infatti, andare al di là dei contenuti, cui fa riferimento la interdisciplinarità, aprirsi alle strutture mentali critiche e logiche che percorrono trasversalmente le materie è proprio di questa disciplina; avendo di mira le micrologiche che regolano i vari percorsi, nella ricerca di un utilizzo polivalente dei contenuti, essa non si ferma a questi ma va ad interessarsi dei codici logici che li governano. Non sarà facile progettare un lavoro di tal fatta perché per idearlo occorre travalicare il proprio limitato confine ed aprirsi al coinvolgimento dei docenti delle varie discipline con i quali poter programmare percorsi didattici scanditi per moduli intrecciantisi. Occorre uscire dalle finalità disciplinari, facendo loro perdere la centralità che oggi condiziona negativamente le scelte e cercare, invece, in un’ottica rivolta alla formazione critica degli studenti, i modelli di razionalità, le strutture logiche transdisciplinari che regolano ogni disciplina (1).



Note
(1) A. Girotti, L’insegnamento della filosofia. Dalla crisi alle nuove proposte, Padova, Unipress, 1996, p. 93.

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