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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

Il rinnovamento dei contenuti e la centralità della filosofia del Novecento

Il rinnovamento dei contenuti e la centralità della filosofia del Novecento

Coniugare motivazione e sistematicità

I contenuti sono ovviamente strettamente correlati all’orientamento metodologico (storico, tematico, zetetico, ecc.) che si decide di seguire. Ma, qualunque sia il metodo, resta sempre da risolvere il contrasto che spesso si determina tra motivazione e sistematicità dell’insegnamento. Da un lato, infatti, se non si riesce a suscitare negli studenti un reale interesse verso la materia, lo studio potrà contare solo sulle generiche motivazioni per il successo scolastico e, quando queste siano deboli (“puntare alla sufficienza”, come si dice), si appiattirà in una superficiale acquisizione dei contenuti minimi. D’altro lato, però, la materia ha una sua sistematicità concettuale e non è possibile “imparare a filosofare” senza un tirocinio, anche faticoso e non sempre in grado di suscitare entusiasmo, per interiorizzare gli strumenti di base, senza i quali la partecipazione attiva degli studenti diventa improponibile o confinata in una dimensione colloquiale che non porta a padroneggiare nessuna prospettiva di analisi filosofica.
Per evitare questi due opposti rischi, occorre una buona programmazione, che scandisca le tappe dell’apprendimento in modo da conservare la motivazione iniziale senza rinunciare a “fare filosofia”.

Ripensare la scansione del programma

Il nucleo di riflessione privilegiato quando si parla di contenuti è costituito dall’esigenza di dare uno spazio adeguato alla filosofia contemporanea, di solito compressa nel periodo conclusivo dell’ultimo anno. Il problema è diventato tanto più urgente dal momento in cui la scansione cronologica del programma di storia è stata ridefinita e al Novecento è adesso normativamente obbligatorio, oltre che da sempre didatticamente opportuno, riservare l’intero ultimo anno. Per chi è abituato, e sono in molti, a correlare strettamente le due discipline, diventa importante compiere un’operazione simile anche per l’insegnamento della filosofia. Ciò obbliga, però, a ridefinire a ritroso l’intero curricolo, per creare lo spazio necessario. Per chi fa questa scelta non si tratta più di “sfrondare” il programma, perché nessuna selezione può consentire di comprimere, mantenendo una dignitosa serietà di approccio, la filosofia dalla Grecia classica all’ultimo Ottocento in due anni di corso.

Percorsi e unità tematiche

Questa scelta obbliga per sé sola, a prescindere da altri pur validi motivi, ad abbandonare il metodo di ricostruzione storica esaustiva, corretta al massimo da qualche “taglio”, per orientarsi verso la definizione di percorsi o unità didattiche che consentano di mantenere un minimo di coerenza storica e di insegnare i riferimenti concettuali e gli strumenti di rielaborazione necessari per un effettivo apprendimento della filosofia e delle sue problematiche.
Prima ancora della ridefinizione per decreto della scansione del programma di storia, l’interesse verso la filosofia del Novecento era andato aumentando, caratterizzandosi come un’esigenza didattica sempre maggiormente sentita, come emerge dal confronto tra le inchieste della SFI del 1987 e del 1994.

Perché la filosofia del novecento?

La centralità della filosofia del Novecento risponde a una duplice esigenza: quella di conoscere meglio le coordinate del pensiero contemporaneo per capire il mondo attuale e i diversi ambiti del sapere e quella di poter usare la filosofia per una comprensione in profondità della propria esperienza. Il secondo obiettivo non è però necessariamente legato allo studio della filosofia contemporanea, quanto piuttosto all’imparare a filosofare, cioè ad acquisire una competenza filosofica che consenta di analizzare criticamente e sulla base di argomenti la propria esperienza. I contenuti non sono quindi determinanti, anche se ovviamente nella filosofia contemporanea troviamo riferimenti essenziali per la comprensione del mondo attuale.

Il parere dei “Saggi”

Sulla necessità che il decreto che  modifica la scansione del programma di Storia determini un’uguale ridefinizione di materie quali la letteratura italiana e la filosofia si esprime anche la “Commissione dei Saggi”. Essa dà precise indicazioni in questo senso, riprendendo le indicazioni del Ministro che sottolineava opportunamente come la centralità della storia di questo secolo non deve significare un semplice «capitolo in più del programma» (1). Si legge infatti nella sintesi conclusiva che «il Novecento non si caratterizza solo per un insieme notevolmente complesso di avvenimenti ma anche per l’affermarsi di ottiche, teorie, linguaggi assai diversi da quelli tradizionalmente adottati dalla scuola. La rilevanza scientifica, tecnologica ed epistemologica del Novecento andrà quindi riferita alle dimensioni di “crisi” e alle tradizioni conflittuali che stanno all’origine delle esperienze contemporanee» (2).

Ridefinire il passato

La centralità della storia del Novecento deve proiettare la problematicità di questo secolo su tutto il programma, sul modo stesso di presentare la conoscenza umana; d’altra parte questo spirito critico dovrebbe costituire l’atteggiamento di fondo dello studio della filosofia. Come sottolinea Tagliagambe, «si tratta di far centro su questo secolo [il Novecento], anche in rapporto ai suoi registri linguistici e tecnologici. Non saperi da aggiungere, ma tutto un orizzonte da cambiare» (3).

Le nuove indicazioni nazionali

La centralità della filosofia del Novecento è stata riaffermata nelle nuove Indicazioni nazionali (vd. cap. 3), ancora in modo parziale ma con un importante spostamento della scansione cronologica verso il periodo più recente. Si prescrive infatti di trattare Hegel nel secondo anno, riservando l’ultimo al resto dell’Ottocento e soprattutto al Novecento, per il quale si lascia la scelta di “almeno quattro autori o problemi” da scegliere in una rosa di dodici.



Note
(1) Le conoscenze fondamentali per l’apprendimento dei giovani nella scuola italiana nei prossimi decenni. I materiali della Commissione dei Saggi, “Studi e documenti degli Annali della Pubblica Istruzione”, Firenze, Le Monnier, 1997, p. 5.
(2) Ivi, p. 85.
(3) Ivi, p. 23.

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