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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

Internet e la didattica

Internet e la didattica

A che cosa serve Internet?

L’uso di Internet a scuola solleva ancora perplessità in merito alla concreta utilità didattica. Proviamo a tracciare qualche linea di un dibattito che ormai è nell’aria e che sta avviandosi ormai in modo organico (1).
Come abbiamo visto nella prima parte, in Internet possiamo trovare materiale di documentazione. Sono moltissimi i testi in rete, che è possibile “scaricare”, cioè trasferire sul proprio hard disk per utilizzazioni future. Si tratta in genere di materiali interessanti per ricerche, presentazioni, approfondimenti. Dato che i materiali sono abbondanti ma non tutti di buona qualità, è opportuno prima di tutto insegnare agli studenti a fare ricerca, a individuare e selezionare ciò che può servirci, evitando la dispersività che è uno dei pericoli maggiori della navigazione in Internet.

1. LA RICERCA

Immaginiamo, in riferimento agli esempi di “navigazione” proposti sopra, una ricerca condotta utilizzando Internet.

Un esempio

Poniamo che alcuni studenti vogliano preparare una relazione su Wittgenstein e limitiamoci alle risorse italiane, anche se allargare il campo ai siti in inglese sarebbe interessante per dare una visione sulla rilevanza internazionale del filosofo austriaco. Solo nella Internet Encyclopedia of Philosophy, la voce “Wittgenstein” occupa oltre 48.000 battute, equivalenti circa a 20 pagine a stampa. Iniziamo la nostra ricerca da Wikipedia, che offre una vasta panoramica della vita e del pensiero di Wittgenstein.
Lasciamo Wikipedia per aprire Youtube, inserendo come stringa di ricerca: filosofia di Wittgenstein. Troviamo oltre 1500 risultati ma i primi 20-30 sono i più interessanti: si tratta di conferenze, lezioni universitarie, parti tratte dal film omonimo, ecc.
Adesso accediamo a un’altra risorsa, Google Libri (http://books.google.it) e impostiamo come stringa di ricerca semplicemente “Wittgenstein”. Otteniamo un numero impressionante di risultati, poco meno di 4 milioni, tutti i libri in cui Wittgenstein è almeno ricordato. Selezioniamo allora l’opzione: “Anteprima disponibile”. Avremo in questo modo a disposizione tutti i libri dei quali è possibile leggere gran parte del contenuto: oltre un milione. Restringiamo la scelta ai libri in italiano (“Pagine in italiano”) e scendiamo a poco meno di 27.000. Ancora troppi, ovviamente, anche soltanto per dare un’occhiata, ma incominciamo a percepire l’enorme quantità di materiali che Google mette a disposizione. Spostiamoci adesso in basso nella pagina e clicchiamo su “Ricerca avanzata”. Si apre una maschera che ci consente di fare ricerche su tutto il contenuto dei libri, oppure di indicare l’autore o ancora una parola contenuta nel titolo. Impostando adesso “Wittgenstein” come parte del titolo (quindi dedicati esclusivamente o prevalentemente al nostro filosofo) le cifre cambiano: 12 risultati. Si tratta però di libri italiani di cui è disponibile l’anteprima, quindi di una buona partenza per una ricerca. Ovviamente i nostri studenti non li leggeranno tutti, ma potranno sfogliarli, consultare l’indice e approfondire i paragrafi interessanti, usare le bibliografie per allargare la ricerca.
Possiamo anche provare, usando Google o altro motore di ricerca, a ricercare i documenti che parlano di Wittgenstein specificando come formato “pdf”, che è quello che di solito è usato per lavori di una certa ampiezza. Anche in questo caso andiamo su “Ricerca avanzata” che consente di specificare un formato e anche il punto del documento in cui deve comparire il termine che cerchiamo. Selezioniamo “pdf” e “Titolo della pagina”, oltre alla lingua italiana. Otteniamo 129 documenti, un numero gestibile. Dando un’occhiata ai titoli e alle sintetiche informazioni riportate in ogni record ci rendiamo conto di quali possono essere i documenti interessanti.

Libri elettronici e libri su carta

Questo materiale (e molto altro dello stesso genere, che si moltiplica utilizzando anche documenti in inglese) può essere utilizzato per una ricerca scolastica più di quello che potrebbe essere trovato in una buona biblioteca? Probabilmente questa domanda nasconde un equivoco, dietro il quale sono sorti, soprattutto negli ultimi tempi, falsi problemi. Internet non sostituisce, almeno non in ambito didattico, la biblioteca, così come i testi elettronici non sostituiranno probabilmente mai quelli cartacei. Si tratta, piuttosto, di media diversi che hanno caratteristiche diverse (2). I libri sono, almeno allo stato attuale, strumenti indispensabili per lo studio, la riflessione, la rielaborazione e non avrebbe senso usare Internet per questi scopi. Non sarebbe produttivo cercare in rete il materiale di studio e stamparlo, otterremmo solo una brutta copia di un libro.

I vantaggi di Internet

D’altra parte, Internet consente attività che la stampa preclude o rende difficoltose: ad esempio, le ricerche interdisciplinari o attraverso correlazioni lessicali, e d’altro lato l’apertura verso interpretazioni diverse, la consapevolezza dell’attualità di temi filosofici che diventano strumenti per capire il proprio tempo o per reinterpretare, partendo dal proprio tempo, i pensatori del passato, infine la ricerca di materiale multimediale, dai film alle conferenze e alle lezioni dal vivo alle immagini. In questo caso, sarebbe riduttivo sostenere che i libri o le rivistedi filosofia potrebbero svolgere la stessa funzione. Quante biblioteche ed emeroteche dovremmo avere permanentemente a nostra disposizione perché il materiale disponibile fosse paragonabile a quello esistente in Internet? E i materiali multimediali che possiamo inserire in presentazioni e rielaborazioni al computer?

Oltre 10 anni fa...

Nella precedente edizione di Insegnare filosofia, alla fine del 1999, scrivevamo, dopo aver illustrato una ricerca su Wittgenstein condotta soltanto su fonti in lingua inglese:
Per adesso il materiale disponibile in italiano è talmente scarso che un uso di Internet, se ci limitiamo alla nostra lingua, è improduttivo. Ma tale materiale sta crescendo in fretta e la velocità è destinata ad aumentare, mentre parallelamente la conoscenza dell’inglese pone gli studenti in grado di accedere, anche se forse con una certa difficoltà, alle risorse internazionali. Non è azzardato perciò prevedere che l’uso della telematica finirà per generalizzarsi, ed è importante fin d’ora sia cogliere le possibilità che offre, sia capire i pericoli che presenta, in una parola occorre imparare ad usarla.
Ovviamente era una previsione facile che si è puntualmente realizzata. Adesso anche in italiano il materiale è sovrabbondante, ma proprio per questo ricco e stimolante, pur richiedendo una buona capacità di selezione. Non serve ovviamente per lo studio di tutti i giorni ma, anche come singola esperienza, può dare agli alunni l’idea della ricchezza della ricerca filosofica e del rilievo di alcuni autori che studiano, presentandoli sotto una nuova prospettiva. E forse, è auspicabile, può invogliare a un uso “intelligente” di Internet, diventato ormai un “ambiente” i cui passano più ore al giorno. Forse il modello dell’Iperscuola (3) immaginato da Calvani non è alle porte e non è esente da rischi, ma i nuovi media possono effettivamente offrire interessanti prospettive didattiche e pedagogiche.

2. LEGGERE GLI IPERTESTI

L’ipertesto globale

Internet è ipertestuale. I links che la caratterizzano altro non sono che legami ipertestuali. Rispetto agli usuali ipertesti, rinviano a documenti esterni al nostro computer, situati non importa dove nel mondo, legati tra sé a costituire un unico ipertesto globale. Quali conseguenze può avere l’uso dell’ipertesto? C’è il timore che la lettura non sequenziale che esso consente possa avere un’influenza negativa sull’apprendimento e sulla stessa formazione mentale degli studenti (4). Ma per impostare correttamente il problema, conviene chiedersi quali operazioni l’ipertesto favorisce  o consente.

Internet e gli ipertesti

In generale l’ipertesto ha una struttura a rete, quindi sommamente dispersiva, perché spesso i collegamenti portano lontano dall’argomento di partenza. Nei fatti, però, l’ipertesto ha piuttosto una struttura ad albero, perché tutti i programmi di questo tipo (o quasi) hanno funzioni che consentono di tornare sui propri passi e di ripartire dalla base del “ramo” esplorato. Lo stesso vale per i browsers di Internet. Ad esempio, partendo dalla Internet Encyclopedia of Philosophy e seguendo i links relativi a Wittgenstein, è possibile arrivare alla sua attività di progettazione della casa della sorella e da lì ad alcuni links di storia dell’architettura, con il rischio di allontanarsi considerevolmente dall’obiettivo della ricerca. Attivando però una determinata funzione del browser (chiamata “cronologia”) compaiono le tappe del percorso fin lì seguito e possiamo riprendere da un qualsiasi punto precedente. In questo modo, la “lettura”, o la “navigazione”, si sviluppa mediante una serie di approfondimenti che possono sempre ripartire da un nodo centrale, senza il rischio di smarrire lo sviluppo lineare del nostro itinerario.
Inoltre la maggior parte degli ipertesti ha una funzione “cartellina” o “indice”, che consente di selezionare o raccogliere i passi interessanti, componendo un materiale di lavoro da rielaborare. In Internet si ottiene lo stesso risultato salvando su hard disk i documenti importanti. Rimane sempre la possibilità di esplorare l’ipertesto o Internet seguendo i links e la propria curiosità. Se però ci si abitua a non considerare questa modalità come l’unica percorribile, e se ne fa un uso intelligente, essa diviene positiva, in termini di motivazione e di gusto per la scoperta.
D’altra parte, la possibilità di rielaborare i testi, consentita dagli strumenti informatici,  apre prospettive molto interessanti dal punto di vista didattico. Quando saranno disponibili le opere dei filosofi maggiori in formato elettronico, sarà possibile utilizzare un’imponente banca dati per ricerche testuali, senza i limiti nella scelta e nella quantità dei brani che questi necessariamente impongono.

Imparare a leggere gli ipertesti

È evidente, da quanto si è detto, che occorre imparare/insegnare a leggere gli ipertesti e, d’altro lato, che ogni ipertesto va giudicato singolarmente, anche in base all’organizzazione dei contenuti o, come si dice, in base al “programma di navigazione” che offre, agli strumenti per letture differenziate (ad albero, con approfondimenti che riportano a una successione sequenziale, con la possibilità di inserire segnalibri, e così via). Nessuno si chiederebbe se “il libro” è uno strumento didattico efficace o meno. Parlerebbe piuttosto dei singoli libri, dando un giudizio su ognuno. Lo stesso vale per gli ipertesti, o per i siti Internet: ci sono quelli ben costruiti e quelli da buttar via. Sembra opportuno incominciare a censirli e a recensirli, per poterli valutare, e per usare quelli validi.

3. IL SITO DI CLASSE E GLI STRUMENTI PER IL LAVORO COLLABORATIVO

Il Web 2.0

Internet non è soltanto uno strumento di consultazione, ma anche, e sempre di più, di partecipazione. Si parla di Web 2.0 in riferimento ai nuovi strumenti nati nell’ultimo decennio e caratterizzati dalla interattività, dalla partecipazione diretta degli utenti. Si pensi ad esempio ai social network (rete sociale), come Facebook, che permette di interagire quotidianamente con i propri “amici” o Twitter, che consente ad ognuno di produrre direttamente notizie o di commentarle. L’interazione è la parola chiave delle nuove prospettive del Web: Wikipedia si è sviluppata con il contributo di centinaia di milioni  di persone, che possono scrivere direttamente nel sito, dando il proprio contributo all’enciclopedia; Youtube raccoglie i video degli utenti, allargando la nozione di cittadinanza partecipativa, perché i video riguardano spesso curiosità o fatti quotidiani, ma anche denunce sociali e documentazione di eventi che possono anche creare movimenti di opinione pubblica, come è successo ad esempio nel caso della “primavera araba”, o nella denuncia di privilegi politici e di altro tipo; i blog, sempre più diffusi, consentono a chiunque di esprimere il proprio parere, avanzare le proprie proposte, acquisire visibilità nella rete. I blog hanno un’altra caratteristica importante, rispetto ai siti personali che, pur richiedendo una maggiore competenza informatica, esistono già da molti anni: permettono ai lettori di interagire, “postando”, cioè inserendo, messaggi e commenti su quello che di volta in volta il “blogger” scrive: sono, cioè, siti interattivi.

Il sito di classe

Questa caratteristica è ormai costante nel Web 2.0 e può tradursi in una opportunità da un punto di vista didattico. È infatti possibile costruire, anche senza nessuna competenza tecnica specifica, un sito di classe, al quale possono contribuire tutti coloro che vi iscriveremo, cioè tutti gli alunni di una classe. La via più semplice, attualmente (2012), per costruire un sito interattivo è la funzione “Sites” di Google. La raggiungiamo dal menu del motore di ricerca, cliccando su “Altro” e poi su “Altro ancora”. Il programma consente di creare siti composti anche da molte pagine, indicizzate nella barra laterale sinistra e quindi facilmente raggiungibili.

I contenuti

Una volta creato il sito e iscritti gli alunni, possiamo incominciare a inserire i contenuti. A che cosa può servire un sito di classe? Per esperienza personale, credo che possa contribuire a creare un nuovo stile di lavoro all’interno della classe stessa. In esso possiamo prima di tutto inserire la programmazione annuale, in modo che gli studenti conoscano il cammino da percorrere, ma il sito di classe è utile anche e soprattutto per tre aspetti: 1. la creazione di uno spazio per il dibattito; 2. la costruzione di materiali per lezioni, ricerche o esposizioni in genere; 3. la comunicazione con l’insegnante e all’interno della classe.

I dibattiti

1. La filosofia tocca problemi molto importanti, ai quali i ragazzi dai 17 ai 19 anni sono molto sensibili: i perché del mondo e dell’esistenza, l’etica, la politica, la ragione e le passioni, il rapporto con la realtà (e la stessa definizione della realtà), senza escludere i problemi metafisici, dall’esistenza di Dio all’immortalità o meno dell’anima. Su questi temi, iniziano spesso dibattiti spontanei in classe (o, se non avviene, dovrebbe essere l’insegnante a stimolarli), ma di solito non c’è il tempo per svilupparli in modo articolato e si esauriscono in pochi interventi. Se abbiamo uno spazio in Internet, possiamo utilizzarlo per proseguire il dibattito a casa: creiamo una pagina (o lo fa uno studente) con il titolo del dibattito e ognuno può scrivervi, aggiungendo il proprio parere. C’è il tempo per pensare e quindi per sollecitare interventi argomentati, nei quali cioè le tesi sono sostenute da argomenti corretti dal punto di vista logico. Il compito dell’insegnante dovrebbe consistere proprio nel dare indicazioni di metodo, facendo notare quando le argomentazioni mancano, ma senza prendere personalmente posizione sul problema, perché rischierebbe di scoraggiarne il proseguimento.
Un altro spazio può essere riservato, invece, all’approfondimento o al chiarimento degli argomenti spiegati in classe, e in questo caso l’intervento dell’insegnante è ovviamente d’obbligo, ma le due cose vanno tenute distinte.

I materiali

2. Sempre più spesso invitiamo i nostri studenti ad approfondire in Internet gli argomenti di studio, ma difficilmente lo fanno perché mancano indicazioni specifiche e non riescono ad orientarsi da soli. Disponendo di un sito di classe la situazione cambia. Possiamo dedicare una pagina ad argomenti particolarmente importanti e/o interessanti e segnalare in essa, mediante link, pagine Internet in cui sono trattati: filmati di Youtube o del sito di Rai Educational (http://www.educational.rai.it/), che ha una ricca sezione dedicata alla filosofia (http://www.filosofia.rai.it/), libri di Google libri, pagine interessanti, immagini significative, ecc. Queste segnalazioni potranno essere fatte (ed è l’aspetto principale) anche dagli studenti, che avranno così, nel contributo ad una pagina visibile per tutti e che poi verrà usata, lo stimolo a fare ricerca in Internet. Se in classe si dispone di una LIM (Lavagna Interattiva Multimediale), queste segnalazioni potranno essere usate direttamente dall’insegnante durante la lezione (della quale gli alunni si sentiranno in questo modo partecipi) o dagli stessi studenti in esposizioni che possono fare in aula su argomenti di ricerca o simili. In questo modo si crea gradualmente nella classe un clima di interazione e di lavoro in comune che ha ricadute molto positive sulla motivazione e sulla partecipazione dei ragazzi.

La comunicazione

3. Già i due punti precedenti aumentano l’interazione tra insegnante e studenti e tra gli studenti tra di sé. Il sito può costituire, inoltre, un canale di comunicazione sempre aperto: dalla richiesta di un chiarimento alle modalità di partecipazione a un’iniziativa dell’istituto, dalle indicazioni in caso di malattia (dell’insegnante o di qualche alunno) alla segnalazione di programmi televisivi o di eventi cittadini interessanti. Tutto ciò richiede un impegno supplementare al docente, ma di solito è sufficiente mezz’ora, al massimo, al giorno. Gli studenti non usano molto spesso questo canale, anche perché vedono l’insegnante quasi tutti i giorni. Ma il fatto che ci sia, che sia aperto e disponibile, contribuisce a cambiare in modo positivo il clima della classe: spesso le domande non vengono in mente durante la lezione ma durante lo studio, o alcuni alunni provano imbarazzo ad intervenire in classe e si sentono invece a proprio agio davanti a un computer. Si tratta di un canale di comunicazione che viene usato anche tra gli studenti, per mettersi d’accordo su qualche lavoro scolastico o, a volte, anche per iniziative di altro tipo. Ma in ogni caso si crea un’abitudine nell’uso di questo spazio comune che si traduce nella possibilità coinvolgere maggiormente gli studenti e di realizzare iniziative didattiche altrimenti non facilmente concretizzabili.

4. LAVORARE CON LA LIM

La LIM in aula

Il sito di classe, sempre utile, moltiplica la propria efficacia se disponiamo in aula di una LIM. La Lavagna Interattiva Multimediale si sta diffondendo sempre di più e quindi dobbiamo includerla nel nostro orizzonte didattico e familiarizzare con le opportunità che offre. Si tratta sostanzialmente di un pannello dalle dimensioni di una lavagna collegato a un computer. Mediante un proiettore, tutto ciò che appare sul monitor del computer è anche sulla lavagna, che mediante dei sensori riconosce il tocco delle nostre dita o, nei modelli meno recenti, di pennarelli dedicati. In pratica è un grosso tablet in cui possiamo visualizzare tutto ciò che normalmente si vede in un computer, dai programmi di scrittura a quelli da disegno, dalle foto ai filmati. Il programma di base consente di usare la LIM come una lavagna elettronica, permettendo di scrivere e di disegnare, di tracciare mappe concettuali e così via. Anche in questo caso, però, c’è un vantaggio rispetto alla lavagna tradizionale, perché possiamo salvare le schermate e gli studenti possono copiarle dal computer mediante una pennetta USB, oppure possiamo trasferirle direttamente nel sito della classe per metterle a disposizione di tutti.

La LIM e Internet

La LIM mostra tutte le sue potenzialità didattiche quando è collegata a Internet, come avviene ormai in qualsiasi istituto. In questo caso possiamo alternare l’uso come lavagna al collegamento per visualizzare un sito, un filmato o un’immagine, vivacizzando la lezione e favorendo l’apprendimento. Come accennavamo sopra, se disponiamo di un sito di classe, possiamo visualizzarlo sulla LIM per utilizzare i link inseriti da noi e dagli studenti, oppure gli interventi in un dibattito che può essere ripreso in classe, per valorizzarlo o per vivacizzarlo, o anche per tirare le conclusioni quando si sta esaurendo. Le possibilità di uso della LIM sono innumerevoli. Youtube e i siti RAI, soltanto per limitarci alle fonti principali, offrono filmati che possono essere inseriti nella lezione o, in alcuni casi, usati come base per la lezione stessa (si va infatti da spezzoni di pochi minuti fino a conferenze che durano mezz’ora o oltre). Alcuni argomenti possono essere approfonditi come ricerca da gruppi di studenti che potranno poi esporre il proprio lavoro alla classe, proiettando sulla LIM materiali audiovisivi o presentazioni multimediali costruite da loro stessi.

Rischi e opportunità

Da un punto di vista didattico, occorre evitare due rischi: a. la diffidenza verso i nuovi strumenti (computer e LIM), sottovalutandone le potenzialità didattiche; b. l’uso improvvisato, lasciandosi guidare dal momentaneo interesse degli studenti, che chiedono di cercare un video sull’argomento che si sta affrontando, o invitando l’insegnante a improvvisare una ricerca sull’argomento mediante Google, in una parola rendendo dispersivo l’uso della LIM. L’importante è conoscere le potenzialità e i limiti dei nuovi strumenti, inserirli nella propria “cassetta degli arnesi” per usarli insieme a quelli tradizionali, possibilmente appoggiandosi, come dicevamo sopra, a un sito di classe che consente di preparare i materiali, per rendere l’uso della LIM e del computer più sistematico e didatticamente mirato.

5. INTERNET E IL PROCESSO FORMATIVO

Lo sviluppo di nuove abilità

Nell’ambito dell’insegnamento superiore, l’uso di Internet non va visto soltanto in relazione ai contenuti, ma anche agli atteggiamenti e ai metodi intellettuali che è in grado di stimolare. Internet favorisce la interdisciplinarietà, a livello specialistico e di ricerca, ma anche di studio e di rielaborazione: lo stesso concetto di “link” va in questa direzione. Come nota Floridi, è difficile «limitarsi all’interno della stessa regione intellettuale quando i nostri strumenti elettronici ci portano a navigare attraverso i confini disciplinari, senza alcuna difficoltà» (5).

Padroneggiare le informazioni

Inoltre, per l’abbondanza di informazioni disponibili in Internet, «...la capacità di ricordare grandi quantità di dati viene sostituita dalla capacità di recuperare informazioni e discernere strutture logiche in grandi masse di dati...», abilità definita information menagement. Queste capacità, come le altre richieste e stimolate dall’uso dell’informatica (problem solving, decision making, know-how, ecc.) coincidono in buona misura con le indicazioni più moderne della didattica, centrata sulla partecipazione attiva dello studente e su quell’imparare ad apprendere che è diventato ormai una finalità ovvia ma non per questo meno importante. L’uso della telematica nella didattica implica una nuova organizzazione del lavoro scolastico, ma per molti aspetti la nuova prospettiva va nella direzione da molti e da tempo auspicata.

La filosofia come attualità

Uno degli aspetti più stimolanti di Internet è la possibilità di aggiornarsi sugli argomenti filosofici discussi nelle università in ambito internazionale, nelle riviste a livello mondiale, ecc. Tutto ciò ha il grande merito di far toccare con mano agli studenti come la ricerca filosofica sia viva e attuale, come Paesi diversi focalizzino prevalentemente aspetti diversi della disciplina (la prospettiva legata alla filosofia analitica e alla logica in Gran Bretagna, quella legata al pragmatismo e all’etica negli Stati Uniti, ecc.), infine come l’ottica filosofica costituisca un approccio importante a problemi di attualità (la bioetica, la diversità e il pluralismo culturale, l’ambiente, ecc.). Non è da sottovalutare, a mio parere, la valenza motivazionale del fare filosofia documentandosi su fonti sempre rinnovate e attuali, “curiosando” nei siti di tutto il mondo, nelle università e nelle riviste internazionali, partecipando alle discussioni dei forum internazionali o italiani.

Pericoli da evitare

Tutto ciò può presentare, però, anche implicazioni negative. Tra i pericoli di Internet si ricorda spesso, a ragione, la grande dispersività: in Internet si può trovare di tutto, e anche limitando la ricerca ad un unico settore, come la filosofia, contributi importanti stanno fianco a fianco di altri irrilevanti, approssimativi, fuorvianti. Si può dire che Internet è dispersiva come lo è una biblioteca di grandi dimensioni. La risposta al problema, in entrambi i casi, non consiste nel rinunciare all’uso di queste strutture, ma nel disporre di strumenti di ricerca efficaci e di una adeguata forma mentis. Se entriamo in una grande biblioteca e incominciamo a prendere libri a caso dagli scaffali, è probabile che perderemo soltanto tempo. Se sappiamo che cosa cercare e consultiamo il catalogo per soggetto e quello per autori, invece, abbiamo buone probabilità di compiere un lavoro utile. Anche in Internet ci sono cataloghi per soggetto e per autori che possono consentirci di svolgere una ricerca ordinata. Internet propone nuove prospettive in ambito didattico anche perché non consente semplicemente di reperire con facilità un grande numero di informazioni, ma impone un metodo di lavoro che renda capaci di selezionarle e di rielaborarle. Umberto Eco definisce tutto ciò “educazione a discernere”, sottolineando come dovrà necessariamente essere oggetto di educazione intenzionale.

6. LA COLLABORAZIONE TRA LE SCUOLE

Progetti comuni

Internet ha l’importante caratteristica di consentire una realizzazione molto veloce di eventuali progetti, perché può raccogliere in uno spazio unico il materiale prodotto da persone o scuole di un’intera nazione (e eventualmente di tutto il mondo) a proposito di un determinato argomento o di una specifica materia di studio: è sufficiente che una scuola proponga un progetto e ne informi, tramite posta elettronica, altre scuole che possono essere interessate, per costituire in pochi giorni un gruppo di lavoro molto vasto. Esistono già iniziative del genere, anche se non riguardano per adesso la filosofia. Queste possibilità possono attivare nuove sinergie e trasformare l’insegnamento e forse, in prospettiva, il modo stesso di intendere la scuola.

L’aula virtuale

Non è difficile immaginare tutta una serie di attività rese possibili dalla collaborazione tra le scuole collegate in rete. Potrebbero essere costituiti in breve tempo ampi database con le opere dei principali filosofi, all’interno delle quali sarebbero possibili ricerche testuali e tutte le operazioni sul testo che il mezzo informatico consente. Le varie scuole potrebbero (come sta già in parte accadendo) mettere in rete ricerche, relazioni, tesine, dispense, costituendo rapidamente un materiale molto ampio a disposizione di ogni singola classe. Potrebbero essere avviati forum su problemi specifici, o lavori condotti congiuntamente da più scuole, non importa quanto lontane, come già accade tra università o enti di ricerca.

La ricerca interminabile

Non è difficile realizzare ricerche comuni o elaborare testi a più mani, attraverso il contributo di scuole diverse. Per sua natura, Internet è aperta alla ricerca e alla collaborazione, tanto che sta cambiando il modo stesso di intendere il testo. I lavori immessi in rete possono essere modificati, ampliati, possono essere proposti alla lettura e al contributo della comunità scientifica, possono essere elaborati in modo collettivo da studiosi situati non importa dove, e lo stesso può avvenire a livello di studenti. Il testo in Internet è perennemente in fieri, può essere modificato dall’autore, o può recepire commenti, aggiunte, integrazioni che lo stesso autore ha richiesto. Ciò pone ovviamente dei problemi, o meglio una nuova prospettiva, rispetto al testo a stampa, definitivo e immodificabile se non mediante una nuova edizione, che però è, appunto, una nuova edizione, cioè una nuova opera. Dovremo forse abituarci a un pensiero fluido, in divenire, mai compiuto. Ma, mettendo tra parentesi i possibili cambiamenti epocali, questa situazione riflette bene l’atteggiamento verso la filosofia che sul piano didattico è quello preferibile, un socratico dialogo di ricerca interminabile ma sempre più ricco, quello del Socrate dei primi dialoghi platonici, dove non si giunge mai alla verità ma, sempre, a una chiarificazione del problema.



Note
(1) Si veda, ad esempio, il volume curato dalla SFI, allegato al numero 160 dell’aprile 1997: V. Bitti, F. Dipalo, Filosofia e scuola. Due percorsi sulla rete internet italiana, che contiene molte indicazioni sulle risorse filosofiche disponibili in Internet.
(2) Per un confronto tra le possibilità offerte dal libro e dai testi in forma elettronica, cfr. A. Calvani, Dal libro stampato al libro multimediale, La Nuova Italia, Firenze 1990, in particolare p. 178 ss.
(3) Cioè di una scuola che faccia un uso intensivo dell’informatica, della telematica e della multimedialità fino a trasformare su questa base metodi e finalità.
(4) Cfr. a tale proposito G. Polizzi, Filosofia al computer: gioco, dialogo o utile strumento?, “Insegnare filosofia”, 1997, 2, pp. 18-25.
(5) L. Floridi, L’estensione dell’intelligenza ..., cit., p. 219.
(6) U. Eco, Nomenclatura e democrazia elettronica, 1995, intervista per la trasmissione televisiva “MediaMente”.

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