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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

L'insegnamento come ricerca

L'insegnamento come ricerca

Il momento teoretico

L’insegnamento non può più essere concepito (se mai è stato possibile farlo) come trasmissione di un sapere già dato, a meno che l’insegnante non segua pedissequamente il manuale in uso, ma ciò avviene in un numero sempre più limitato di casi. L’insegnamento è ricerca, anche sul piano storico e teoretico, mettendo per adesso tra parentesi quella metodologica e didattica che è parte integrante dello status di insegnante.
L’autore che viene presentato agli studenti, è sempre un autore interpretato, considerato sotto una prospettiva particolare, che l’insegnante costruisce anno dopo anno, facendo riferimento in diversa misura da un lato alla letteratura critica, dall’altro alla specificità della situazione in cui opera, alla classe che ha davanti, alle finalità e agli obiettivi, alle sollecitazioni degli studenti e dell’attualità. Senza quest’opera di interpretazione e di mediazione, l’insegnamento della filosofia diviene sterile nei risultati, noioso nell’apprendimento, non gratificante per chi insegna.
L’insegnamento della filosofia è ricerca anche in un altro senso, più pregnante e mano praticato. Come scrive Mario Trombino, «insegnare filosofia a scuola non significa insegnare un corpo codificato di statiche dottrine, ma ripercorrere il tracciato di alcune fondamentali ricerche filosofiche e il loro senso storico e teoretico» (1). In questo caso si parte dal presupposto che l’insegnamento non consista nella presentazione di un autore mediante una serie di lezioni, ma in un ripercorrere, attraverso la lettura dei testi, la ricerca compiuta dal filosofo, a partire dai problemi che l’hanno motivata e attraverso gli argomenti e gli sviluppi interni in cui si articola. L’insegnante non deve cioè proporre in modo acritico (dal punto di vista dell’alunno) i risultati, i punti di arrivo di un pensatore, ma ricostruire con gli studenti l’itinerario seguito per giungervi. Questo atteggiamento presuppone una scelta didattica precisa e dunque può non essere condiviso da tutti gli insegnanti: sembra essere però, attualmente, la direzione più feconda, e le esperienze che verranno ricordate in questo libro vanno in gran parte in questa direzione.

Il momento didattico

L’insegnamento della filosofia è ovviamente ricerca anche in senso didattico. Non può esistere infatti un metodo già fatto che possa essere semplicemente applicato, se non altro perché ogni situazione e ogni classe (potremmo dire, ogni studente) è diversa e richiede strategie differenziate. Ogni insegnante deve conoscere gli strumenti che possono essere usati, deve possedere, per così dire, una propria cassetta degli attrezzi, ma spetterà sempre ad ogni singolo docente, nelle specifiche circostanze in cui opera, combinare questi strumenti in un progetto didattico.

Unificazione dei due momenti

La sempre maggiore sollecitazione verso innovazioni didattiche, in seguito alla formulazione dei “programmi Brocca” e la nascita, su questa base, di molte sperimentazioni, ha cambiato la natura stessa della ricerca didattica nella scuola superiore. Fino a qualche anno fa la ricerca teorica e quella empirica, la prima condotta in ambito universitario, la seconda nell’insegnamento superiore, erano nettamente distinte. Come nota Mario Trombino, «la radicale novità cui assistiamo da alcuni anni è invece la nascita di una didattica teorica della filosofia in senso proprio. E’ nata in ambito non universitario, come esigenza propria della scuola. In numero crescente, gli insegnanti hanno cominciato a porre domande sul senso del loro lavoro e soprattutto sugli obiettivi che erano chiamati a raggiungere. Hanno cioè cominciato a porre, innanzitutto a se stessi, la domanda sulla natura della filosofia rispetto al compito loro affidato della educazione dei giovani. E lo hanno fatto in termini non retorici, ma operativi. Si sono chiesti: qual è la forza educativa dei concetti filosofici? e che tipo di persona essi possono realisticamente formare?» (2).

La didattica teorica

La didattica teorica ha un proprio ambito di ricerca specifico, fino ad ora trascurato o frequentato in modo episodico da pochi insegnanti, senza costruire un progetto comune. Secondo la definizione di Mario Trombino, che in Italia è tra coloro che se ne sono maggiormente interessati, «la didattica teorica è il tentativo di comprendere a fondo la natura della filosofia - con ricerche a tutto campo - sotto il profilo della operatività, del lavoro filosofico da compiere con le persone (giovani e adulti). È ricerca didattica, perché studia quali strumenti per quali obiettivi, quali strumenti su quale fondamento. Ed è quindi, innanzitutto, lettura del lavoro compiuto dai filosofi, allo scopo di assimilarne la natura per riproporla secondo metodologie ben fondate».

Necessità di un progetto comune

La documentazione relativa alla ricerca didattica si è fatta negli ultimi anni molto ricca, comparendo in riviste, pubblicazioni e atti di convegni. È importante che si stabilisca una comunicazione circolare tra gli insegnanti, che le esperienze siano partecipate e confrontate, in modo da creare una base comune alla quale ognuno possa far riferimento nella propria azione didattica. In questo ambito, Internet può svolgere un ruolo importante, anche se i siti dedicati all’insegnamento della filosofia non sono ancora molti.

Note
(1) M. Trombino, Lettura dei classici e scrittura creativa, “Bollettino della Società Filosofica Italiana”, 1993, 150, p. 31.
(2) M. Trombino, La filosofia e il suo pubblico in aula. Una nuova (e antica) identità sociale nel quadro di nuove forme organizzative della ricerca.