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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

L’insegnamento della filosofia nelle scuole non liceali

L’insegnamento della filosofia nelle scuole non liceali

1. QUALE FILOSOFIA NEI “LICEI TECNICI"?

I Programmi Brocca

I “programmi Brocca” prevedevano l’inserimento della filosofia nei curricoli di tutte le scuole superiori, però con programmi diversi per i licei e per gli istituti tecnici. Intorno a questa proposta e alle sperimentazioni sorte in questi anni è andato sviluppandosi un dibattito non ancora concluso.

Verso una nuova riforma

Luigi Berlinguer, durante gli anni in cui è stato ministro della pubblica istruzione (1996-2000) ha avviato una complessa riforma dell’intero sistema educativo cui avrebbero dovuto contribuire a vari livelli insegnanti, pedagogisti ed esperti disciplinari. Un dibattito protrattosi per alcuni anni, produsse alla fine una legge di riforma che venne però cancellata dal governo successivo. Ci interessa comunque considerare qui i contenuti del dibattito, coordinato a livello nazionale dalla cosiddetta “Commissione dei saggi” (40 personalità del mondo della scuola e della cultura) che trasse le conclusioni predisponendo la struttura della legge di riforma.

La Commissione dei Saggi

Il documento conclusivo della “Commissione dei Saggi” proponeva l’insegnamento della filosofia in tutti gli Istituti superiori, accentuando però la differenza tra l’insegnamento liceale della filosofia e quello previsto per gli istituti tecnici, dove si stabiliva di rinunciare all’impianto storico per limitare l’insegnamento a elementi di filosofia, in particolare di etica e di logica. Si legge infatti nella “Sintesi dei lavori”:

Quanto all’insegnamento della filosofia - positiva specificità della scuola italiana - non ha giustificazione la proposta di estenderlo, nella sua forma attuale di ricostruzione storica, alle scuole non liceali.
Bisogna pensare a qualcosa che sia valido per tutti (ma non prima dei 15-16 anni), quindi anche ( e sono la maggioranza) per i giovani degli attuali istituti tecnici e professionali: dovrà essere una rassegna di idee portanti e servirà alla costruzione delle loro identità e alla riflessione sul loro stare nel mondo.
Nella fase successiva all’obbligo si deve dunque pensare a un insegnamento di “elementi di filosofia” (per tutti, qualunque sia l’indirizzo prescelto) che potrebbe trattare, esemplificativamente, questioni di etica, necessarie per comprendere le forme di validazione e di argomentazione in materia di valore, giustizia, ecc. a partire dai temi dei diritti-doveri, della cittadinanza, della bioetica, della medicina; questioni di logica, di verità e di plausibilità, in relazione ai problemi epistemologici e alle diverse forme di linguaggi convincenti e persuasivi. È un impegno didattico che si può realizzare agevolmente muovendo da testi filosofici accessibili, anche classici (1).

Continuità e differenze

In queste brevi ma dense indicazioni ritroviamo alcuni degli aspetti dei “programmi Brocca”: la valenza formativa della filosofia, la centralità didattica dei testi. D’altro lato, però, l’indicazione di “elementi di filosofia” estremamente circoscritti e l’esclusione di un approccio storico mette in forse la specificità della filosofia, riducendola a un’attività finalizzata alla “formazione dell’uomo e del cittadino”.

Il Convegno di Ischia

Verso questa concezione sono state mosse obiezioni da parte di alcuni tra i docenti, universitari e di scuola superiore, maggiormente impegnati nel rinnovamento della didattica della filosofia, riuniti nel settembre del 1997 in un Convegno nazionale sul tema La filosofia nella scuola di domani. Sul riordino dei cicli scolastici: valutazioni, proposte, interventi (2). Riportiamo la parte relativa a questa questione.

Formazione filosofica e approccio storico

La finalità generale di educazione a un pensiero critico che costituisca una solida base di partecipazione democratica è presente anche nel documento di Ischia, come in quello della “Commissione dei Saggi”. In esso c’è però la consapevolezza che non si raggiunge questo scopo mediante una generica presentazione di contenuti etici, ma attraverso una formazione filosofica che non può prescindere da un approccio storico, poiché le teorie etiche sono comprensibili soltanto nel quadro di una formazione filosofica generale e poiché esse assumono significato soltanto nel contesto storico e culturale in cui sono nate. Inoltre, l’approccio storico consente di comprendere i nuclei concettuali di quella “tradizione culturale” che è la chiave di lettura per una interpretazione non superficiale del presente. In altre parole, la prospettiva della “Commissione dei Saggi” rischia di fare della filosofia una riflessione su argomenti di attualità poco diversa da un approccio basato sul senso comune, mentre il documento di Ischia insiste su una formazione filosofica che dia gli strumenti per una lettura non banale della contemporaneità, senza ridurla “alla raccolta di opinioni notevoli su questioni di etica e di logica”.


L’orientamento tematico e non storico della Commissione dei Saggi, pur avendo trovato espressione nel documento conclusivo, non è però così netto come può apparire.

La conservazione dell’approccio storico: la posizione di Reale

All’interno della “Commissione dei Saggi”, infatti, prima della conclusione di cui si è detto, si sono manifestate posizioni piuttosto diversificate, che probabilmente riemergeranno nei dibattiti che porteranno alla riforma. Molto diversa rispetto alla sintesi conclusiva è, ad esempio, la posizione di Giovanni Reale, orientata alla conservazione, seppure in forme diverse dall’attuale, di un approccio storico:

io raccomanderei vivamente di insegnare elementi di filosofia al maggior numero possibile di studenti, nei modi più appropriati e proprio nella dimensione storica. Infatti, poche altre discipline insegnano all’uomo a “pensare” più e meglio della filosofia, perché proprio nel complesso gioco dinamico di trasformazione delle idee, rende le menti dei giovani particolarmente capaci di comprendere le strutturali differenze e le dinamiche creative dello studio. […] Naturalmente, il giovane di oggi non può recepire e memorizzare l’intero arco della storia della filosofia. Occorrerà che gli insegnanti si concentrino su alcuni esempi e alcune figure di pensatori fra le più significative delle varie epoche. I programmi non dovrebbero essere impositivi, ma propositivi, lasciando un certo gioco alle dinamiche creative degli insegnanti.
In ogni caso, la preminenza data a ciò che è nuovo e contemporaneo non può mai essere fruttuosa senza le conoscenze del tronco su cui si innestano e delle radici che danno nutrimento a questo tronco
(3).

2. APPRENDERE CONTENUTI O IMPARARE A FILOSOFARE?

#Estendere l’insegnamento della filosofia?

Uno degli autori italiani più attivi nell’ambito della sperimentazione nella didattica della filosofia, Mario De Pasquale, nel porsi il problema dell’inserimento generalizzato della filosofia, scrive:

Sembra che, in un prossimo futuro, la scuola italiana voglia dare a tutti gli studenti della secondaria superiore, o a una gran parte di essi, la possibilità di studiare la filosofia. In un’epoca caratterizzata dalla complessità e dalla grande rapidità di cambiamenti, la filosofia assume una forte valenza formativa: essa può offrire un supporto fondamentale alla maturazione di soggetti capaci di autorientarsi, capaci di comprendere adeguatamente la realtà, di riflettere, di valutare in modo problematico, di acquisire la consapevolezza dei significati e di rielaborare il sapere in modo autonomo; è capace di formare un soggetto in grado di progettare il futuro sia nelle decisioni riguardanti le successive scelte di studio e di attività professionale, sia nella partecipazione creativa alla vita sociale (4).

Pericoli

Accanto a questi aspetti, che legittimano l’inserimento della filosofia in tutti gli indirizzi formativi, molti individuano anche dei rischi, legati a una presunta o probabile perdita di qualità, a una banalizzazione cui l’insegnamento della filosofia andrebbe incontro con studenti sprovvisti della necessaria preparazione di base.

Filosofia e senso comune

Il problema sembra essere in realtà più complesso e può essere posto nei termini seguenti: l’insegnamento della filosofia può essere formativo e non banale anche rinunciando a un approccio specialistico alla materia? O, in altri termini, qual è il rapporto tra filosofia e senso comune, tra filosofia e quotidianità? La contrapposizione si risolve se consideriamo l’insegnamento della filosofia non come trasmissione di contenuti, ma come formazione di abilità: i contenuti possono essere ridotti o semplificati senza per questo rinunciare al rigore dell’approccio filosofico, mentre la valenza formativa deve essere conservata.

Insegnare a filosofare

L’insegnamento della filosofia ha un carattere duplice, simile a quello della lingua italiana. Così come lo studio della letteratura serve per conoscerne la collocazione e l’importanza storica, ma al tempo stesso per esprimersi in modo più ricco e con una maggiore varietà di registri, attraverso la lettura dei classici, la filosofia consente di conoscere la storia del pensiero e, attraverso questa, conduce a usare un linguaggio, un metodo argomentativo e di analisi della realtà, che ne costituisce il fine principale. Nella misura in cui tale obiettivo viene realizzato, la riduzione dei contenuti non costituisce uno stravolgimento del “senso” della filosofia nell’insegnamento superiore.

Abilità, competenze e contenuti

Occorre ovviamente conciliare i contenuti con la conservazione della valenza formativa e a questo proposito sembra che le indicazioni dei “programmi Brocca”, anche per le competenze da cui scaturiscono e per le molte sperimentazioni che sono state attuate, costituiscano una soluzione accettabile. Essi conservano, anche per gli “indirizzi tecnologici ed economici”, un approccio storico, circoscritto però ad alcuni temi o percorsi che intendono dare una conoscenza non superficiale relativamente ad alcuni importanti problemi della riflessione filosofica, quali quelli dei modelli di razionalità connessi ai paradigmi della conoscenza scientifica e ad aspetti etico-politici del mondo moderno e contemporaneo.
Non sappiamo ancora come la nuova riforma disegnerà l’istruzione superiore, ma in ogni caso è auspicabile che conservi, se non i programmi, almeno l’istanza di fondo della proposta della Commissione Brocca, cioè la generalizzazione dell’insegnamento della filosofia senza snaturarne la valenza formativa in quegli indirizzi (o come si chiameranno dopo l’annunciata riforma) in cui la filosofia non sarà tra le materie principali.

 


Note
(1) Le conoscenze fondamentali per l’apprendimento dei giovani nella scuola italiana nei prossimi decenni, cit., pp. 85-86. La nuova sintesi, prodotta da un comitato ristretto dei “Saggi” nel marzo 1998, non aggiunge molto a queste posizioni. Riportiamo, per un confronto, la parte relativa alla filosofia: “L’insegnamento della filosofia - positiva specificità della scuola italiana - non può venire esteso indiscriminatamente nella sua forma attuale di ricostruzione storica. La sua destinazione generale consisterà nel dotare tutti i giovani di strumenti concettuali adeguati alla ragionevole costruzione di una soggettività propositiva e critica. Questa prospettiva include due versanti. Da un lato le questioni di senso e di valore (obblighi, scopi, diritti e doveri, valutazione delle condotte, questioni di giustizia): insomma, la costruzione della capacità di sviluppare razionalmente i propri punti di vista, e di comprendere e di discutere quelli altrui, a partire dalle situazioni e dai problemi dell’esperienza concreta (questioni di etica e bioetica, responsabilità, cittadinanza). Dall’altro, le questioni di verità (a partire da nozioni elementari di logica, teoria dell’argomentazione, epistemologia). Il diritto all’acquisizione di queste capacità non può venir negato, a partire dagli anni conclusivi della scuola dell’obbligo, secondo modalità connesse, ma distinte, rispetto a quelle operanti nello sviluppo delle capacità di lettura-scrittura e dell’educazione civica”.
Il testo integrale (I contenuti essenziali per la formazione di base, redatto da Roberto Maragliano, Clotilde Pontecorvo, Giovanni Reale, Luisa Ribolzi, Silvano Tagliagambe e Mario Vegetti) è reperibile in Internet, all’indirizzo:  http://www.bdp.it/saperi/saperi01.htm
(2)
Il Convegno è stato organizzato dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, dalla Società Filosofica Italiana, dall’Associazione per la Ricerca e per l’Insegnamento della Filosofia e della Storia e dalle riviste «Informazione Filosofica», «Insegnare filosofia», «Sensate esperienze». Si è articolato in due giornate, il 25 e 26 settembre: la prima ha visto il lavoro di commissioni di studio suddivise in tre temi: Didattica della filosofia: identità della filosofia e identità del docente, Globalità della persona e avvio alle professioni: quale il contributo della disciplina filosofica? e La filosofia nei curricoli non liceali: finalità e contenuti. Nella seconda giornata sono stae presentate le conclusioni in sede pubblica. Per brevità, ci riferiremo al documento conclusivo denominandolo “documento di Ischia”.
(3) Le conoscenze fondamentali per l’apprendimento dei giovani nella scuola italiana nei prossimi decenni, cit., p. 119.
(4) M. De Pasquale, La filosofia nella scuola di massa, «Comunicazione filosofica», 1997, 1.

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