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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

La classe come laboratorio

La classe come laboratorio

Imparare a imparare

Una interessante modalità organizzativa della classe e del lavoro didattico viene indicata da due insegnanti da tempo impegnate in una delle più significative sperimentazioni nazionali, quella del Liceo Classico “L. Ariosto” di Ferrara. Laura Bolognini e Lucia Marchetti suggeriscono di predisporre gli strumenti necessari perché gli studenti siano in condizioni di autodirigere, per quanto possibile, il proprio apprendimento. Essi devono conoscere il piano di lavoro e i percorsi nei quali è suddiviso (che vengono stabiliti attraverso una mediazione tra le esigenze strutturali della disciplina e le richieste della scuola e degli alunni), l’articolazione dei percorsi, le schede e i testi (brani o opere di filosofi) sui quali basarsi.

Apprendimento autodiretto

Dato questo materiale, gli studenti potranno in alcuni casi avanzare da soli nell’elaborazione, seguendo le indicazioni del percorso indicato dall’insegnante. «In questi tragitti» scrivono le due insegnanti «dovranno risolvere tutti i problemi che la navigazione comporta (collegamenti fra testi, individuazione di problemi, di concetti, obiezioni, aporie, ricomposizione di quadri di insieme, verifica del percorso e riprogettazione). Può verificarsi che si annoino, che si stanchino e si sentano incapaci, ma può anche darsi che provino anche curiosità, emozione e piacere: quello che noi ci aspettiamo è che, soprattutto, divengano CONSAPEVOLI dell’oggetto e delle proprie capacità» (1).

L’organizzazione della classe

Questo metodo di lavoro, finalizzato principalmente all’autorganizzazione e alla consapevolezza del processo di apprendimento da parte degli alunni, presuppone e consente un nuovo tipo di organizzazione della classe che non può probabilmente sostituire la lezione o altre attività comuni, ma può essere impiegato anche in modo non episodico. Secondo questo modello, gli studenti organizzano, individualmente o a piccoli gruppi, la propria attività, utilizzando un materiale strutturato predisposto dall’insegnante o le schede di cui si è detto nel paragrafo precedente, per approfondire o svolgere alcuni argomenti previsti dalla programmazione. In questo contesto, è facile inserire attività di recupero o di consolidamento, che l’insegnante può svolgere con un piccolo gruppo di alunni, consentendo al tempo stesso agli altri lo svolgimento di attività individuali o di gruppo o, ai più motivati, lo studio personale di autori e di problemi non previsti dalla programmazione annuale o in essa trattati in modo meno approfondito.

Il piano di attività individuale

È importante programmare, con una certa regolarità, anche se in modo flessibile, questo tipo di attività, dando la sensazione che la classe, in questi momenti, si trasformi davvero in un laboratorio. Per evitare dispersione, sembra opportuno che ogni alunno elabori in forma scritta, in riferimento alla programmazione di classe, un proprio piano di attività, di sviluppo o di consolidamento, prevedendo anche la produzione di materiale al termine di ogni attività (una scheda bibliografica se legge un libro, o una scheda lessicale, ecc.). Questi lavori costituiranno una verifica continua e potranno essere impiegati dalla classe per altre attività (v. anche il cap. 12).

Educare al pensiero complesso

L’organizzazione della classe come laboratorio risponde a una esigenza formativa che Cosentino (2) definisce “educazione al pensiero complesso”, in grado di dare risposte a una società nella quale ognuno deve essere in grado di adattarsi creativamente alla velocità del cambiamento e alla continua ridefinizione dei ruoli e delle professioni. Proiettata su questo sfondo, la lezione tradizionale e lo stesso modello-classe mostrano tutti i propri limiti. Scrive Cosentino:

È necessario ristrutturare lo spazio fisico, psicologico, sociologico e comunicativo della classe, smontando la struttura cellulare rigida per ridisegnarla come spazio-laboratorio in cui vive ed opera una “comunità di ricerca”; dove si mettono in pratica in modo riflessivo determinati comportamenti, sia di carattere sociale, sia di carattere cognitivo; in cui si discute - nel senso di cercare insieme - per mettere in chiaro premesse implicite e pregiudizi, per prendere coscienza di possibili conseguenze del parlare e dell’agire, per individuare “buone ragioni” e distinguerle dalle “cause” o dai “fini”; in cui si fanno esercizi di generalizzazione, classificazione, di inferenze logiche, di analisi delle funzioni e della natura del linguaggio mentre si parla e si agisce. Una “comunità di ricerca” è centrata su se stessa e tendenzialmente auto-referenziale, per cui prefigura, in miniatura, un corpo sociale che si auto-costruisce sui valori della democrazia e della conoscenza come ricerca continua (3).


Note
(1) L. Bolognini, L. Marchetti, Insegnare filosofia. La filosofia nel curricolo, “Sensate esperienze”, 1992, 14, p. 21; maiuscolo e corsivo nel testo.
(2) Cosentino, Imparare a pensare nel ciclo dell’orientamento, «Comunicazione filosofica», 1997, 2.
(3)
Ibidem.

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