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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

La classe come luogo del confilosofare

La classe come luogo del confilosofare

La classe come comunità di ricerca

La classe come comunità di ricerca è il fulcro del modello didattico sviluppato con particolare attenzione da Mario De Pasquale, che pone l’accento sul coinvolgimento affettivo ed esperenziale, e non solo intellettuale, degli alunni nell’apprendimento della filosofia. La filosofia, per De Pasquale, deve essere soprattutto un’esperienza: gli alunni non devono soltanto imparare la filosofia, ma soprattutto fare filosofia, cioè imparare a filosofare.
Tra le definizioni che De Pasquale dà del “confilosofare” ne presentiamo una inserita in un paragrafo dal significativo titolo: Apprendere la filosofia attraverso il “confilosofare”.


In classe si passa da un apprendimento della filosofia raccontata, dal manuale o dal docente che spiega, e ascoltata dagli studenti, ad un’esperienza di filosofia,di dialogo con i grandi autori della tradizione, confilosofando con essi attraverso i testi. Lo studente, attraverso l’apprendimento di una molteplicità di modelli di filosofia e di razionalità filosofica, sviluppa un’esperienza di formazione, una bildung, da cui acquisisce gradualmente un habitus fatto di atteggiamenti filosofici,di riflessione, di intenzionalità, di capacità di interrogazione radicale sulle cose, di ricerca, di ragionamento argomentato, di valutazione, di comunicazione dialogica, con cui conoscere e interpretare sé, il mondo e gli altri (1).

Confilosofare

Confilosofare vuol dire fare filosofia insieme ai filosofi, attraverso la lettura dei loro testi, e d’altro lato imparare ad applicare gli strumenti appresi all’analisi della propria esperienza e di se stessi, coinvolgendo in questo processo di ricerca l’intera personalità, inclusa la dimensione affettiva e valoriale.
Attraverso la ricerca collettiva del confilosofare e l’attività individualizzata è possibile, secondo De Pasquale, cambiare la struttura relazionale della classe, passando dal tradizionale rapporto centrato sull’insegnante (l’insegnante e la classe nella lezione, l’insegnante e i singoli nel momento dell’interrogazione) a un rapporto policentrico: gli alunni tra di sé nel momento del confilosofare, il singolo come centro del processo di apprendimento nelle attività individualizzate. In questa prospettiva, è opportuno considerare la dimensione di gruppo, fermo restando il ruolo centrale dell’insegnante come organizzatore di questi diversi momenti all’interno del quadro generale della programmazione, da non intendere più soltanto come scansione del programma, ma anche e soprattutto come previsione delle modalità del lavoro scolastico, in relazione ai diversi argomenti e agli obiettivi che si intendono perseguire.
Consideriamo qui solo la diversa organizzazione della classe e degli strumenti didattici da utilizzare.

I tempi e gli spazi della nuova didattica

L’esperienza del confilosofare richiede una diversa strutturazione del tempo e dello spazio scolastici. Il tempo scandito dal programma, dagli argomenti da trattare, dalla lezione e dalle interrogazioni, non è conciliabile, secondo De Pasquale, con la nuova prospettiva. Occorre lasciare il tempo per la riflessione e per la rielaborazione in prima persona, dilatare il tempo e commisurarlo alla dimensione della ricerca di significato.
Un discorso simile deve essere fatto a proposito dello spazio, non quello fisico dell’aula ma quello psicologico della comunicazione. Nella scuola attuale, nota De Pasquale, la comunicazione è rappresentabile topologicamente come un insieme di linee che collegano l’insegnante agli studenti, nelle due direzioni della lezione e dell’interrogazione. Occorre invece costruire uno spazio a più dimensioni, che consenta interazioni tra gli alunni attraverso il lavoro di gruppo, i dibattiti, l’elaborazione di una riflessione a più voci (e a più centri) sui testi letti e sui problemi affrontati.
Lo spazio-classe deve essere considerato anche come luogo dell’attività didattica: se non è articolato, se le attività proposte sono sempre le stesse e seguono sempre gli stessi ritmi, se gli ambiti relazionali si fossilizzano nel rapporto insegnante-alunni o anche degli alunni tra sé, il clima affettivo e cognitivo diviene in tempi rapidi scarsamente motivante. Occorre rendere flessibili e articolati gli spazi, relazionali e fisici, e i tempi dell’apprendimento, aprendo la classe all’interazione con altre classi, sia all’interno che all’esterno dell’istituto.

Si dovrebbero moltiplicare progetti didattici che sviluppino livelli tematici multidisciplinari, che si avvalgano di opportunità offerte da un sapere strutturato e trasmesso con linguaggi diversi, con mezzi di comunicazione diversi, animato da una viva esperienza di ascolto, di comunicazione dialogica e di ricerca.
Un “traffico” aperto agli incontri programmati tra classi diverse, tra docenti di varie discipline intorno a nuclei tematici di interesse filosofico, arricchirebbe le opportunità educative degli allievi e la crescita culturale di tutti, docenti compresi. Il “traffico” naturalmente potrebbe diventare molto più intenso, a livelli prima mai conosciuti, con l’ingresso, nelle scuole, di tecnologie telematiche. I ragazzi potrebbero confrontarsi con nuovi interlocutori, nuovi docenti essere motivati da prospettive di indagine diverse su uno stesso tema, ridimensionare e rielaborare le proprie esperienze e le proprie conoscenze, le proprie convinzioni e le proprie strutture cognitive a livelli sempre più impegnativi. Piccoli progetti che prevedano percorsi che si sviluppino lungo un itinerario che vada dalla visione di un film nella sala audiovisivi, ad un laboratorio di scienze, da una sala per seminari, dove ascoltare esperti e discutere, ad una biblioteca in cui leggere e far ricerca, con un po’ di fantasia e di buona volontà si potrebbero realizzare anche nelle nostre scuole (2).

Le proposte indicate nel brano di De Pasquale possono essere riassunte in tre direzioni di innovazione didattica: collaborazione con altre classi, opportunità formative offerte utilizzando spazi esterni all’aula (laboratorio di informatica, conferenze, ecc.), pluralità di linguaggi usati (multimedialità, informatica, telematica). La telematica, in particolare, consente livelli di interazione e forme di collaborazione tra scuole molto stimolanti e in grado di dare un importante contributo a una didattica rinnovata. ovviamente essenziale inserire queste nuove dimensioni della didattica in una programmazione complessiva che preveda in modo preciso quali argomenti del programma complessivo affrontare secondo i diversi approcci, in modo da distribuire bene i tempi e i contenuti.

Note
(1) M. De Pasquale et al., Insegnare e apprendere a fare esperienze di filosofia in classe, Bari, Giuseppe Laterza, 1996.
(2) Ivi, pp. 235-236.

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