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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

La funzione della programmazione

La funzione della programmazione

La programmazione collegiale

La programmazione come momento strutturale dell’azione didattica è, nella scuola secondaria, una prassi piuttosto recente. Dal punto di vista normativo, il D. P. R. 31 maggio 1974, n. 416 (il primo dei cosiddetti “Decreti delegati”) affiancava alla programmazione individuale quella collegiale, con attribuzioni specifiche in materia sia al Collegio dei docenti che al Consiglio di classe (1).

Il ritardo della scuola superiore

Ma se l’applicazione della normativa era pressoché immediata nella scuola dell’obbligo, diversa risultava la situazione nella scuola superiore, tanto che Giuseppe Santori scrive ancora nel 1990:  «è possibile individuare una tendenza che, comunque si voglia valutarla, si presenta, prima facie, con contorni abbastanza ben definiti: l’introduzione progressiva della pratica della programmazione didattica a livello di scuola secondaria superiore» (2).

L’importanza della programmazione

Oggi questo ritardo sembra superato, da un lato per il maggior peso che si attribuisce alla didattica e alla stessa finalità cui deve tendere l’insegnamento dei contenuti (imparare a fare filosofia, o a filosofare, piuttosto che imparare filosofia), dall’altro dalla proposta avanzata dai “programmi Brocca”, già attuata in molte sperimentazioni, e dalle attuali prospettive di riforma che impongono un ripensamento dei contenuti e una ridefinizione delle modalità di apprendimento. La programmazione, di conseguenza, è sempre meno considerata un semplice adempimento burocratico e sempre più un momento importante, sia a livello collegiale sia per il singolo insegnante, dell’organizzazione dell’insegnamento.

Programmazione e ruolo della filosofia

L’esigenza della programmazione è ancora più rilevante se si riconosce il ruolo formativo della filosofia e ci si propone il raggiungimento, da parte degli alunni, non solo di conoscenze, ma di competenze e di abilità: in una parola gli alunni, al termine del corso, devono saper fare filosofia, così come nell’insegnamento della lingua italiana non è sufficiente che conoscano la letteratura ma devono saper scrivere. Questa finalità generale deve essere articolata, perché non resti enunciazione generica, in obiettivi specifici, da scandire all’interno del curricolo e da verificare secondo criteri e con l’uso di strumenti adeguati.

Un nuovo spazio per la didattica

L’importanza della programmazione è strettamente connessa all’esigenza di un rinnovamento della didattica della filosofia, indirizzata appunto non solo all’apprendimento di contenuti ma anche all’acquisizione di abilità. Se non si è convinti di ciò, la programmazione rischia di ridursi, come talvolta ancora avviene, ad un semplice riferimento ai programmi ministeriali. Dare spazio alla didattica vuol dire prevedere, oltre ai contenuti, attività per la comprensione e il consolidamento, dal lavoro sul testo alla ricerca, dalla costruzione di schemi o di mappe concettuali alla scrittura. Se si parte da questi presupposti, la programmazione diventa lo strumento insostituibile per organizzare i tempi ed implica necessariamente la selezione dei contenuti e il “taglio” da dare loro. In questo senso i “programmi Brocca” prevedono che l’insegnante affianchi ad alcuni argomenti prescrittivi degli itinerari tematici scelti selezionando autori e argomenti; anzi, gli stessi “nuclei tematici” proposti vengono esplicitamente indicati «a titolo di esempio, ferma restando la possibilità di costruire altri percorsi»(3). All’insegnante è demandata quindi la scelta di gran parte dei contenuti da proporre e in questa prospettiva i programmi nazionali assumono la funzione di strumenti per la programmazione.


Note
(1) D.P.R. 32 maggio 1974, n. 416, Titoli I, art. 4: «Il collegio dei docenti […] cura la programmazione dell’azione educativa, anche al fine di adeguare, nell’ambito degli ordinamenti della scuola stabiliti dallo Stato, i programmi di insegnamento alle specifiche esigenze ambientali e di favorire il coordinamento interdisciplinare».
(2) G. Santori, Insegnare filosofia, oggi, nella secondaria, “Scuola e Città”, 1990, 3, pp. 129-133.
(3) AA. VV., Piani di studio della scuola secondaria superiore e programmi dei trienni. Le proposte della Commissione Brocca, Firenze, Le Monnier, 1992, tomo I, p. 214.

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