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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

La mediazione dei “Programmi Brocca”: il metodo storico-problematico

La mediazione dei “Programmi Brocca”: il metodo storico-problematico

Un approccio storico-critico-problematico

I “programmi Brocca” costituiscono in parte un superamento della polemica tra approccio storico e problematico, rappresentando un tentativo di sintesi tra i due, o piuttosto il tentativo di innestare il metodo per problemi su quello storico, che resta comunque prevalente. Secondo Massaro, «superando tutte le discussioni su cui s’era attardato stancamente il dibattito in Italia, metodo storico o problematico, il testo dei nuovi programmi propone un interessante approccio “storico-critico-problematico”, che individua i “nodi” fondamentali della tradizione filosofica, li inserisce nell’alveo temporale proprio, e propone di affrontarli a partire dalla lettura delle pagine dei filosofi» (1).

Organizzare i contenuti

I “programmi Brocca”, per questo aspetto in parte ripresi dalle recenti “Indicazioni nazionali”, prescrivono per ogni anno alcuni autori fondamentali (Platone e Aristotele per il primo anno, Kant e Hegel per il secondo, nessuno per il terzo), indicando poi una rosa di autori e di temi tra i quali scegliere per organizzare un percorso coerente. In questo modo è possibile selezionare e ridurre i contenuti, trattando però in modo approfondito e completo gli autori e i percorsi prescelti. Lo studio dei contenuti viene in questo modo a sostenere l’apprendimento di un metodo di analisi, di comprensione e di organizzazione del pensiero che costituisce la finalità principale dell’insegnamento della filosofia.

Nodi e reti

La mediazione dei “programmi Brocca” sembra in grado di superare sia i limiti del metodo storico sia di quello per problemi. Come nota Enrico Berti, «il tipo di approccio prescelto […] non è quello “storico” tradizionale, consistente nella presentazione dell’intera storia della filosofia, che spesso porta ad esiti di tipo scettico e relativistico, né quello detto “per problemi”, che rischia di presentare problemi astratti, cioè avulsi dalla situazione storica concreta in cui essi sono emersi. Esso potrebbe essere definito “storico-tematico”, perché consiste nell’individuazione di alcuni grandi nodi, intorno ai quali si è storicamente sviluppata la filosofia, e nella ricostruzione, a partire da essi, di alcune possibili reti con cui catturare i più importanti temi e problemi filosofici» .

#Sintesi# Sintetizzando le proposte dei “programmi Brocca” e delle varie sperimentazioni che li hanno applicati, possiamo distinguere nell’insegnamento della filosofia un piano sincronico, un piano diacronico, uno strutturale e infine uno critico, secondo il seguente schema:

Un insegnamento modulare

In questo quadro, l’approccio storico resta importante perché chiarisce la correlazione tra filosofia e società e perché garantisce la conoscenza di una pluralità di modelli, indispensabile per una comprensione critica della materia. Non ha però più molto senso parlare di un “metodo storico”, soprattutto per la connotazione che queste parole hanno assunto nell’insegnamento della filosofia italiana. Concordiamo piuttosto con De Pasquale quando scrive: «l’approccio storico al passato non può essere esclusivo di un metodo storico d’insegnamento. Nella nostra attività didattica il metodo storico, quello problematico, quello zetetico-indagatorio, quello attivo, critico, euristico si devono combinare insieme ed essere usati liberamente in termini modulari» (3). Organizzare in modo modulare l’insegnamento vuol dire suddividere l’anno scolastico in più unità, in relazione al contenuto da proporre e agli obiettivi da conseguire, variando anche le attività e i metodi in relazione al contenuto e agli obiettivi specifici. Le diverse unità potranno avere durate anche sensibilmente diverse, privilegiare la ricerca e il lavoro di gruppo, oppure la discussione e il dibattito, o lo studio individuale, o anche, per certi argomenti o per raccordare unità diverse, la lezione dell’insegnante.

La “cassetta degli arnesi”

Il problema del metodo non ha probabilmente una soluzione definitiva e non è in ogni caso nostro intento proporla. Non esistono un metodo “giusto” e uno “sbagliato”. Ciò che importa è invece cogliere le possibilità che offrono i diversi approcci, analizzare gli strumenti didattici che da essi derivano e i loro possibili impieghi. L’insegnante deve avere la propria wittgensteiniana “cassetta degli arnesi” e decidere di volta in volta, in base alla sua formazione, alle finalità che intende conseguire, alla situazione in cui opera, alla classe e in una certa misura ai singoli studenti, quali usare.

Selezionare i contenuti

I “programmi Brocca” costituiscono il definitivo superamento dello storicismo che, seppure ormai abbandonato dalla quasi totalità degli insegnanti a livello esplicito, rimane tuttavia sullo sfondo nella prassi didattica. Come nota Berti, infatti, «c’è anche uno storicismo inconscio, che consiste nel proporre tutti gli autori, mettendoli tutti in fila senza saltare nessuno»(4) e dando a tutti la stessa importanza. Sembra ormai tempo di liberarsi da questo “storicismo inconscio”. È un metodo che non lascia spazio alla didattica né consente di proporre esperienze filosofiche. Le ore destinate alla disciplina bastano a malapena a “finire il programma”. Ma il programma, cioè l’esposizione e la conoscenza più o meno schematica di un gran numero di autori, rischia in questo modo di essere l’unico contenuto dell’insegnamento della filosofia. Pur rimanendo in un orizzonte metodologico di tipo storico, occorre selezionare i contenuti, riducendoli in modo ragionevole per fare spazio all’acquisizione, da parte degli studenti, di un metodo di analisi dei problemi, situati storicamente ma proiettati sull’attualità. In questa prospettiva, le recenti “Indicazioni nazionali” costituiscono un passo in avanti rispetto ai programmi nazionali precedenti, anche se soltanto per il terzo anno prevedono qualche percorso tematico da affiancare alla presentazione dei singoli filosofi.

CONCLUSIONI


Proponiamo come conclusione una tabella delle caratteristiche dei diversi metodi. Come tutte le sintesi, la tabella è semplicemente orientativa e non ne esaurisce le caratteristiche, che sono state analizzate nei paragrafi precedenti. Alla voce “strumenti”, con il termine “testi” si intendono le opere dei filosofi, presentate anche in forma antologica, mediante una scelta di brani significativi. Alla voce “attività”, con il termine “esercizi” ci si riferisce soprattutto al lavoro sul testo che sarà approfondito nel cap. 9, mentre con “altre” si indicano attività di ricerca, lavori di gruppo, rielaborazioni concettuali, ecc.. Le diverse voci indicano le caratteristiche prevalenti di ogni metodo, non escludendo, ovviamente, la presenza di altre non ricordate.


Note
(1) D. Massaro, Storicità e centralità del testo nei nuovi programmi di filosofia, “Paradigmi”, 1992, 29; ora in R. M. Calcaterra (a cura di), L’insegnamento della filosofia oggi, cit., 120.
(2) E. Berti, I nuovi programmi di filosofia, in Il sapere filosofico e gli altri saperi. Linee di rinnovamento dell’insegnamento della filosofia nelle scuole secondarie superiori, Atti del seminario per docenti di filosofia, S. Maria Ligure, 1992, p. 23.
(3) M. De Pasquale, Presente e passato nell’insegnamento della filosofia. Questioni di metodo, “Paradigmi”, 1990, 24; ora in R. M. Calcaterra (a cura di), L’insegnamento della filosofia oggi, cit., 177.
(4) Cfr.  C. Lanzetti, C. Quarenghi (a cura di), L’insegnamento della filosofia nelle scuole sperimentali, cit., p. 118

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