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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

Lavorare sui testi e lavorare con i testi

Lavorare sui testi e lavorare con i testi

La forma argomentativa dei testi filosofici

Prima di esaminare l’uso didattico del testo filosofico occorre definirne la particolarità, ciò che lo caratterizza e lo distingue, ad esempio, da uno letterario o scientifico o di altro tipo. Secondo un’analisi proposta da Enrico Berti, «possiamo dire che la specificità di un testo filosofico, ossia ciò che lo distingue dagli altri, è anzitutto il suo carattere argomentativo, e poi una forma particolare di argomentatività. Il carattere argomentativo è la struttura che esso assume in conseguenza dell’intenzione del suo autore di non fare semplicemente delle asserzioni, o delle descrizioni, o delle valutazioni, ma di argomentarle, cioè di giustificarle, di portare a sostegno di esse delle ragioni, delle motivazioni» (1).

Imparare ad argomentare

È importante tenere presente questa caratteristica in quanto, come vedremo, sarà uno degli aspetti importanti per impostare il lavoro sul testo, poiché gli studenti dovranno individuare o ricostruire proprio il piano argomentativo e d’altra parte l’abitudine a fondare le proprie tesi su argomentazioni è uno dei contributi principali che l’apprendimento della filosofia può dare allo sviluppo culturale degli alunni. Anche in altri ambiti (si pensi alla geometria) si procede per argomentazioni. Per questo Berti parla di «una forma particolare di argomentatività», che consiste nel fatto che la filosofia non parte da premesse certe per procedere in modo deduttivo, ma fonda le proprie stesse premesse (e ovviamente accetta di metterle in discussione).

Gli stili di ricerca

Nonostante la presenza di questo denominatore comune e quindi l’appartenenza comune alla tradizione filosofica, come nota Mario Trombino, «ciascun testo filosofico è connesso ad una particolare forma di ricerca filosofica»(2). Le meditazioni sono altra cosa rispetto ai dialoghi, così come le lettere sono diverse dai trattati o dagli scritti aforistici. La diversità che qui interessa non concerne ovviamente lo stile letterario, ma quello argomentativo, l’itinerario di ricerca sviluppato dall’autore e gli strumenti che usa.

Loro valenza didattica

Trombino suggerisce un uso didattico dei diversi tipi di testo, proponendoli come esempi che gli studenti sono invitati a imitare per proporre proprie «meditazioni» o propri «dialoghi», ecc. La finalità di esercizi di questo tipo non è la mera imitazione dei classici, ma l’esplorazione delle possibilità che ogni stile offre all’espressione di diversi contenuti di pensiero, insieme con l’esperienza di ricostruire l’atmosfera o l’atteggiamento esistenziale sotteso alle diverse modalità espressive. Nel proporre i vari tipi di testo l’insegnante dovrà considerare anche queste valenze e utilizzarle in modo opportuno.

Complessità dell’analisi testuale

Un’analisi testuale nel senso proprio della parola è un’operazione estremamente complessa, che non può essere proposta a livello di scuola media superiore. Anche mettendo tra parentesi le problematiche linguistiche, semiotiche ed ermeneutiche, la semplice e per molti versi irrinunciabile contestualizzazione presenta problemi praticamente insormontabili. Nota a tale proposito János Petöfi:

Nel processo della interpretazione dei testi (compresa quella di testi filosofici) giocano, o possono giocare, un ruolo importante tutti i testi che sono in relazione intertestuale con il testo da interpretare. Una parte di questi testi è tale che diventa inevitabile il tenerne conto nella costruzione del significato del testo da interpretare. Nell’insieme di questi testi si collocano soprattutto: (a) le varianti del testo dato (se queste sono date), (b) altri testi del medesimo autore sul medesimo argomento, e, infine (c) i testi di altri autori che contengano informazioni utili alla contestualizzazione e, pertanto, possano agevolare la costruzione del sensus referens del testo da interpretare (3).

Necessità di una mediazione didattica

Non potendo proporre, nella concreta situazione scolastica, analisi complete del testo, né le complesse operazioni illustrate da Petöfi nel saggio citato, sarà necessario stabilire un metodo di analisi non troppo tecnico ma al tempo stesso rigoroso e, soprattutto, tale che gli strumenti usati siano chiari agli studenti, in modo che essi padroneggino anche il livello metacognitivo, cioè apprendano e sappiano gestire in modo autonomo il metodo di lavoro, avendo consapevolezza delle operazioni da compiere.
A questo fine, gli autori che sostengono l’importanza del lavoro sul testo propongono anche schemi relativi alle modalità di analisi e di rielaborazione. Presenteremo in questo paragrafo una rassegna delle proposte emerse negli ultimi anni, in modo che ogni insegnante possa operare le proprie scelte alla luce delle esperienze già maturate.

LE OPERAZIONI DIDATTICHE SUL TESTO

Le indicazioni dei Programmi Brocca

Giuseppe De Lucia (4) sottolinea la necessità, piuttosto che proporre chiavi di lettura precostituite o spiegazioni del testo, di «focalizzarsi sul tipo di «operazioni didattiche» da attivare «sul» testo e «a partire dal» testo, predisponendo specifici apparati didattici» (5). Il problema è proprio quello di passare dal generico richiamo all’importanza dei testi agli strumenti didattici adatti per farne il centro di un’attività organica.
In effetti ben pochi contestano l’importanza della lettura diretta dei testi per lo studio della filosofia, ma non sempre c’è accordo sulle operazioni didattiche da compiere sui testi e manca ancora una sintesi organica delle proposte via via avanzate.
Il punto di partenza obbligato è costituito dai “programmi Brocca”. Essi suggeriscono proposte operative sia negli “obiettivi di apprendimento” che nelle “indicazioni didattiche”.

Lavorare sul testo

È interessante notare che i testi vengono posti dai “programmi Brocca” al centro dell’azione didattica, chiedendo all’insegnante di mediare tra essi e il mondo culturale giovanile. La lettura del testo è lo strumento mediante il quale ricostruire la disciplina nei suoi diversi livelli, semantico, sintattico e storico. Le opere dei filosofi devono essere lette da un lato per la comprensione dei diversi pensatori, collocati nel loro tempo e con le proprie specificità, dall’altro lato per ricavarne la struttura concettuale della filosofia. Non si tratta quindi semplicemente di leggere le opere, ma di compiere sui testi una serie di operazioni, del resto indicate esplicitamente come “obiettivi di apprendimento” (6).

Note
(1)
E. Berti, La classicità di un testo, in Il testo e la parola, «Atti del convegno L’insegnamento della filosofia nell’Europa contemporanea» [Firenze 8-9 marzo 1991], Torino, SEI, 1991, p. 47.
(2)
M. Trombino, Lettura dei classici e scrittura creativa, «Bollettino della Società Filosofica Italiana», 1993,150, p. 32.
(3)
Petöfi, J., Teorie del testo e analisi di testi filosofici, in Il testo e la parola, «Atti del convegno «L’insegnamento della filosofia nell’Europa contemporanea»», Firenze 8-9 marzo 1991, Torino, SEI, 1991, pp. 33-34
(4)
G. De Lucia, Come affrontare la lettura del testo? Una proposta, «Bollettino della Società Filosofica Italiana», 1996,157, pp. 33-42.
(5)
Ivi, p. 36.
(6) AA. VV., Piani di studio della scuola secondaria superiore e programmi dei trienni. Le proposte della Commissione Brocca, Firenze, Le Monnier, 1992, tomo I, pp. 212.

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