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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

Le mappe concettuali

Le mappe concettuali

Concettualizzare i contenuti

Le nozioni, cioè i contenuti, devono essere trattati, come si è detto nel paragrafo precedente, secondo una prospettiva particolare, cioè concettualizzandole, se vogliamo fare davvero filosofia. Nell’insegnamento di questa materia è infatti sempre presente il rischio di dare informazioni su alcuni aspetti della cultura storica senza però “formare” un metodo filosofico di analisi della realtà, che invece dovrebbe costituire una delle finalità principali. A questo scopo, sembra particolarmente importante abituare gli alunni a individuare e a rielaborare i concetti, che sono un po’ gli strumenti del mestiere per capire in profondità i diversi sistemi di pensiero e per affrontare in ottica filosofica la realtà storica e contemporanea. In questa prospettiva risulta particolarmente utile, sul piano didattico, l’uso di schemi e mappe concettuali.

Schemi e mappe concettuali

Con l’espressione “mappe concettuali” si intende un tipo di rielaborazione specifico, diverso dai semplici schemi, che deriva in modo diretto dal cognitivismo (1). Anche se le due espressioni sono a volte usate come sinonimi, qui considereremo gli schemi concettuali come la riorganizzazione sintetica delle nozioni principali di un argomento, in funzione riassuntiva, e le mappe concettuali come la rielaborazione personale e secondo una pluralità di prospettive dei concetti relativi a un tema o a una parte di un sistema di pensiero.

Il contributo del cognitivismo

Il cognitivismo pone l’accento sulle conoscenze procedurali, cioè sulle strategie di organizzazione dei dati, e sulle metaconoscenze, cioè sull’apprendimento di metodi per produrre o modificare intenzionalmente queste procedure: è ciò che, in modo più generico, si intende con l’espressione “imparare ad imparare”. Questa finalità, per lungo tempo generica ed astratta, ha trovato una definizione rigorosa proprio nell’ambito del cognitivismo, come altre tra cui la “valenza formativa dell’insegnamento” o lo “sviluppo delle capacità di rielaborazione”. Il cognitivismo ha chiarito che l’apprendimento è acquisizione di abilità procedurali e che queste non si sedimentano se non si raggiunge una certa soglia minima di competenza, come non si impara ad andare in bicicletta finché la sequenza di operazioni necessarie non si è consolidata e non è diventata una abilità.

L’importanza delle metaconoscenze

“Imparare a imparare” vuol dire perciò acquisire metaconoscenze, la “valenza formativa dell’insegnamento” indica che per essere efficace esso deve sedimentare abilità specifiche, lo “sviluppo delle capacità di rielaborazione” significa possedere conoscenze procedurali in grado di riorganizzare i contenuti secondo modelli diversi.
Lo studente impara la filosofia solo se è in grado di rielaborare da sé il materiale di studio e se apprende strategie di rielaborazione. Ciò non vuol dire semplicemente riorganizzare i contenuti, ma ristrutturare il proprio sistema cognitivo, in modo da aumentarne l’efficacia. Al raggiungimento di questa finalità complessiva e ambiziosa può contribuire anche l’abitudine sistematica alla costruzione di mappe concettuali.

Come costruire mappe concettuali

Il procedimento di base è semplice e molti insegnanti ne fanno uso nel proprio metodo di insegnamento. Una mappa è fondamentalmente una struttura concettuale organizzata secondo una determinata finalità. Il punto di partenza è un problema al quale si intende dare una risposta, che può consistere nella chiarificazione di una parte di un sistema di pensiero o nello svolgimento di un concetto in sistemi di pensiero diversi. Possiamo schematizzare questo procedimento in pochi punti:

1. individuare i concetti fondamentali e le corrispondenti parole chiave, ricavandoli dai testi secondo i procedimenti descritti nei paragrafi precedenti;
2. stabilire le connessioni tra concetti;
3. organizzare reti concettuali che colleghino i diversi elementi in una struttura unitaria e significativa.

La finalità generale non è quella di elaborare uno schema riassuntivo del pensiero di un filosofo, ma il conseguimento della capacità di costruire tante mappe rispondenti a finalità diverse, perché ciò che interessa non è il risultato ma il processo di ricostruzione e di rielaborazione.
I concetti dovranno essere definiti in modo estremamente sintetico, anche se per i principali potranno essere elaborate a parte schede lessicali da utilizzare per la costruzione di mappe di diverso tipo. La costruzione di una mappa concettuale prevede una gerarchizzazione dei concetti, da quelli più generali a quelli implicati e subordinati, mentre quelli allo stesso livello di astrazione saranno collegati nel modo opportuno. La mappa tipica si presenta come gerarchicamente strutturata, con la possibilità di una definizione globale che si esplicita poi a vari livelli di dettaglio.

Apprendimento significativo

L’uso delle mappe concettuali è stato trattato in modo approfondito, tra gli altri, da Joseph D. Novak e da David B. Gowin (2). Essi muovono dalla distinzione proposta da David Ausubel tra apprendimento significativo e apprendimento meccanico (3). Il primo è caratterizzato dal fatto che le nuove nozioni si collegano a quelle già possedute, mentre nel secondo caso esse vengono semplicemente memorizzate, senza integrarsi in modo logico con quelle note. Bisogna partire dalla concezione secondo la quale l’alunno non è né una tabula rasa né un vaso da riempire, ma un soggetto con un sapere già ampio al quale devono collegarsi le nuove acquisizioni.

Finalità delle mappe

L’uso delle mappe concettuali è secondo gli autori importante da più punti di vista: per l’alunno «tale metodo è un aiuto a rendere evidenti i concetti chiave o le proposizioni da imparare e suggerisce come collegare il nuovo sapere con quello che già possiede. Per l’insegnante, le mappe possono essere utili per determinare il cammino da seguire per organizzare e per concordare con gli studenti i significati»; per quanto riguarda la programmazione e il curricolo le mappe concettuali sono utili per individuare le informazioni fondamentali, distinguendole da quelle complementari; infine per quanto riguarda il meta-apprendimento, o come scrivono gli autori la «governance», cioè la consapevolezza da parte degli studenti del cammino percorso e dei metodi da applicare, le mappe consentono agli studenti di capire il senso e la finalità degli apprendimenti proposti, il  loro ruolo di studenti e quello degli insegnanti, seguendo consapevolmente il processo di apprendimento.

Uso delle mappe

Le mappe concettuali sono di solito strutturate a più livelli o, per così dire, consentono diversi fattori di ingrandimento. Possiamo disegnare una mappa generale di un argomento ampio, per averne un’idea complessiva, e dettagliare poi alcuni punti per evidenziarne l’articolazione interna. Possiamo usare le mappe concettuali per riassumere parti di un libro o di un manuale, evidenziando la struttura logica di singoli argomenti o capitoli, oppure rielaborare il materiale di studio per evidenziare nuove connessioni.
L’importante è non considerare mai una mappa come il punto di arrivo e come l’unica possibile. È fondamentale, invece, costruire più mappe dello stesso argomento, assumendo di volta in volta uno degli aspetti come quello centrale, intorno a cui far ruotare gli altri. Gli studenti si abitueranno così a utilizzare prospettive diverse, ognuna delle quali mette in luce alcuni aspetti dell’argomento e ne nasconde altri, che sono invece evidenziati da ricostruzioni diverse.

> Fare filosofia: Aristotele per mappe concettuali


Le mappe come esercizi

Le mappe concettuali non vanno intese come materiale di studio ma come esercizi di rielaborazione. Per questo, è opportuno costruire più mappe per lo stesso problema e utilizzando gli stessi concetti, riorganizzati in diverso modo e con diverse finalità. A tale proposito Emiliani, nell’articolo ricordato sopra, suggerisce la tecnica del “taglia e incolla” (sottolineandone la dignità filosofica in relazione al modo di lavorare di Wittgenstein), ma oggi lo strumento migliore sembra essere il computer, che permette di modificare gli elementi della mappa, di spostarli trovando nuove connessioni, e al tempo stesso di tenere traccia dei vari passaggi, registrandoli su files diversi da richiamare e confrontare. È sufficiente un elaboratore di testi che consenta l’inserimento di cornici o di “caselle di testo”, da spostare e collegare, o uno dei tanti programmi grafici ad oggetti.

Il ruolo dell’insegnante

Rispetto alle attività di lavoro sul testo, proposte nel capitolo precedente, la didattica per mappe concettuali è maggiormente strutturata e lascia minore iniziativa agli alunni. In un primo momento, quando gli studenti non conoscono ancora questo strumento, si presenta come una unità didattica preparata dall’insegnante che la sviluppa attraverso spiegazioni e mediante la lettura di testi scelti appositamente. Dato che le mappe concettuali hanno l’aspetto familiare degli schemi riassuntivi, dai quali è però importante distinguerli, è opportuno che l’insegnante ne presenti le caratteristiche e l’uso mediante una serie di applicazioni guidate. Solo in seguito, quando gli studenti hanno appreso il metodo di elaborazione e i contenuti da elaborare, diventano protagonisti costruendo le proprie mappe concettuali.

Mappe concettuali e lavoro sul testo

D’altra parte, il metodo per mappe concettuali ha indubbi aspetti positivi che non sono presenti  nel lavoro sui testi: la possibilità di affrontare uno stesso concetto secondo una pluralità di prospettive, mostrandone di volta in volta le connessioni con altri dello stesso filosofo o di filosofi diversi; la possibilità di seguire la genesi o lo sviluppo dei vari concetti; la definizione di un insieme di concetti generali, che hanno uno statuto logico indipendente dalle applicazioni dei diversi filosofi, e che possono servire a meglio comprendere la prospettiva particolare dei singoli pensatori.
Mappe concettuali e lavoro sul testo appaiono complementari: se non si parte dai testi i concetti restano astratti, ma una lettura dei testi senza individuarvi i concetti portanti e stabilirne le relazioni, infra e extracontestuali, rischia di avere poca utilità per una formazione filosofica.
La soluzione preferibile, anche se non praticabile per tutti gli argomenti affrontati perché richiede tempi lunghi, è una combinazione di questi due approcci: si parte dalla lettura dei testi, eventualmente selezionati dall’insegnante; dai testi gli alunni ricavano le parole chiave e i concetti, oltre a individuare le argomentazioni ecc.; per ogni termine elaborano una scheda lessicale; riorganizzano poi i concetti in mappe concettuali più o meno ampie, sintetiche o tematiche, confrontandole con quelle dei propri compagni, utilizzando i concetti per delineare temi o problemi di diverso tipo e scoprendo di volta in volta nuove relazioni che evidenziano aspetti diversi dei vari argomenti.

Mappe  e percorsi

Una mappa concettuale ha una duplice funzione: da un lato, come quella topografica, sta per un territorio, ne costituisce la rappresentazione simbolica; dall’altra è un percorso, non serve semplicemente a ricordare meglio i contenuti, o a capire le connessioni tra le varie parti, ma a montare e smontare i contenuti per scoprire relazioni che non sono di per sé evidenti. A differenza degli schemi, le mappe propongono un itinerario personale e orientato nel pensiero di un autore o di più autori.

Applicazione ad ambiti diversi

Le mappe concettuali possono diventare, come suggeriscono Novak e Gowin, un vero e proprio stile di lavoro, applicabile a molti aspetti dell’apprendimento. Possono ad esempio essere utilizzate per strutturare il materiale di studio, o per una migliore comprensione dei testi filosofici, o ancora per organizzare l’esposizione di un argomento, lo svolgimento di un tema o la realizzazione di una ricerca. Le prime esperienze possono essere guidate dall’insegnante, leggendo ad esempio insieme agli alunni un capitolo del manuale e ricavandone una mappa concettuale a diversi livelli di generalità: una mappa complessiva delle idee centrali dell’intero capitolo articolata poi in modo più analitico per l’analisi dei singoli punti, provando anche a organizzarli in modo diverso rispetto all’autore.
L’uso di questo strumento di rielaborazione risulta particolarmente interessante nella lettura di brani o di opere di filosofi. Esso impone la ricerca dei concetti fondamentali e delle correlazioni interne, dei passaggi argomentativi dell’autore; una volta individuati, i concetti possono essere però considerati anche nel loro significato generale e essere messi in relazione con l’uso che ne fanno autori diversi, disegnando mappe che ricostruiscano ad esempio la storia di uno stesso concetto per lunghi periodi, rintracciando di volta in volta le continuità e le diversità che uno stesso concetto presenta in autori diversi.
Operando in questo modo gli studenti potranno costruirsi gradualmente, e soprattutto operando sui testi e non partendo da definizioni generiche, quel patrimonio lessicale e quella capacità di rielaborazione che costituiscono la condizione per comprendere in profondità la filosofia.

Note
(1) Cfr. A. Emiliani, Mappe concettuali, uno strumento per la promozione dell’apprendimento significativo, «Insegnare filosofia», 1997, 2, p. 11 ss.
(2) G. D. Novak, D. B. Gowin, Imparando a imparare, Torino, SEI, 1989.
(3) Cfr.D. P. Ausubel, Educazione e processi cognitivi, Milano, Angeli, 1978, p. 77 ss.

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