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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

Le riforme recenti

Le riforme recenti

La riforma Berlinguer

Dopo la “riforma Brocca” che ha rappresentato a lungo un importante punto di riferimento per il rinnovamento didattico, il primo cambiamento significativo è stato apportato dalla “riforma Berlinguer”, detta anche “riforma dei cicli” perché ridisegnava l’intero percorso educativo, dividendolo in due cicli di sei anni ognuno, il “ciclo primario” (preceduto da un anno di scuola materna obbligatorio per tutti) e il “ciclo secondario”. Essa prevedeva l’obbligo formativo fino ai 18 anni, anche se dopo la scuola di base poteva essere completato con itinerari professionali quali il tirocinio formativo. La legge è stata approvata nel febbraio del 2000 (Legge quadro in materia di riordino dei cicli dell’istruzione), quando ministro della pubblica istruzione non era più Luigi Berlinguer, che si era dovuto dimettere per la reazione al suo tentativo di differenziare gli stipendi degli insegnanti mediante un concorso che premiasse il merito, ma Tullio De Mauro.

La collocazione della filosofia

Per quanto riguarda la filosofia, come si è detto nella prima parte del capitolo, le Conclusioni della “Commissione dei Saggi” prevedevano l’introduzione della filosofia nel biennio, anche se non in forma storica, e il suo insegnamento in tutti i tipi di scuola nell’ultimo triennio, dai 15 ai 18 anni. Tutta la scuola superiore veniva infatti “liceizzata”, cioè trasformata in licei di diverso indirizzo, compresi i “licei tecnici”, per superare la divisione tra istruzione liceale e tecnica introdotta dalla riforma Gentile del 1923. In questa prospettiva, la filosofia costituiva una materia importante per tutti i corsi di studio.

L’opera della Moratti

In realtà i programmi applicativi non verranno mai emanati e il governo di centro-destra formatosi dopo le elezioni del 2001, che aveva come ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti abolì subito la legge di riforma dei cicli, che non è quindi mai entrata in vigore. La Moratti elaborò una nuova riforma della scuola, affidata alla Legge delega n. 53 del marzo 2003. Prevedeva la conservazione della scansione tradizionale, con una scuola dell’infanzia non obbligatoria, una scuola primaria di cinque anni e una secondaria di primo grado (scuola media) di tre. Il secondo ciclo, di cinque anni, conservava però una delle innovazioni della “riforma Berlinguer”, istituendo il “sistema dei licei” (artistico, classico, economico, linguistico, musicale coreutico, scientifico, tecnologico e delle scienze umane), che comprendeva tutte le scuole superiori, ad eccezione però di quelle professionali, che costituivano il “sistema della formazione professionale”, che prevedeva anche il tirocinio formativo e la scuola-lavoro. La novità sostanziale consisteva nella possibilità di passare, mediante corsi integrativi, da un liceo all’altro, oppure dal sistema dei licei a quello della formazione professionale o viceversa. Nel quadro della riforma Moratti l’insegnamento della filosofia non è più previsto nel biennio, ma rimane nel triennio di tutto il sistema dei licei, compresi i licei tecnici.

La riforma Gelmini

Neppure la riforma Moratti trovò mai applicazione e il successivo governo di centro-sinistra (ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni) modificò o abolì i decreti attuativi già emanati, senza tuttavia avere il tempo di proporne altri per la breve durata del governo, dimessosi nel 2008. Le successive elezioni anticipate portarono al governo il centro-destra e il nuovo ministro dell’Istruzione (1), Maria Stella Gelmini, tornò alle linee di riforma della Moratti, pur conservando, della breve esperienza di Fioroni, l’innovazione dell’innalzamento dell’età dell’obbligo a 16 anni. I nuovi provvedimenti hanno modificato sensibilmente la scuola primaria, abolendo i cosiddetti “moduli” e ripristinando il maestro unico di classe, con una sensibile riduzione degli organici. Successivamente, la Gelmini ha completato e, questa volta, attuato la riforma Moratti, giungendo a disegnare la situazione attuale per la scuola secondaria. Essa prevede, come nella riforma Moratti, l’istituzione del “sistema dei licei” (gli stessi della riforma precedente). L’insegnamento della filosofia è previsto in tutto il sistema dei licei, con una differenziazione oraria tra i licei classico, scientifico e delle scienze umane (3 ore settimanali) e gli altri licei, con in più alcuni indirizzi del liceo scientifico e di quello delle scienze umane, dove è presente con due ore settimanali.

Le Indicazioni nazionali

Questa differenza non si riflette però sulle “Indicazioni nazionali”, che sostituiscono i programmi e che sono uniche per tutti i licei. Le “Indicazioni nazionali” contengono alcune novità rispetto all’ordinamento precedente. In generale, si parla appunto di “indicazioni”, per sottolineare che non sostituiscono la programmazione delle singole scuole e dei singoli docenti, ma «costituiscono l’intelaiatura sulla quale le istituzioni scolastiche disegnano il proprio Piano dell’offerta formativa, i docenti costruiscono i propri percorsi didattici e gli studenti sono messi in condizione di raggiungere gli obiettivi di apprendimento».

La filosofia

Per quanto riguarda la filosofia, gli obiettivi definiscono abilità e competenze che questa disciplina promuove, sottolineando in particolare «la riflessione personale, il giudizio critico, l’attitudine all’approfondimento e alla discussione razionale, la capacità di argomentare una tesi, anche in forma scritta, riconoscendo la diversità dei metodi con cui la ragione giunge a conoscere il reale». Questi obiettivi devono essere conseguiti mediante lo studio dei punti salienti della storia della filosofia, attraverso la conoscenza dei filosofi principali e mediante il lavoro sui testi. Lo studio storico deve però condurre anche alla conoscenza, in generale, dei problemi fondamentali della filosofia, suddivisi in aree tematiche:

Lo studio dei diversi autori e la lettura diretta dei loro testi lo avranno messo in grado di orientarsi sui seguenti problemi fondamentali: l’ontologia, l’etica e la questione della felicità, il rapporto della filosofia con le tradizioni religiose, il problema della conoscenza, i problemi logici, il rapporto tra la filosofia e le altre forme del sapere, in particolare la scienza , il senso della bellezza, la libertà e il potere nel pensiero politico, nodo quest’ultimo che si collega allo sviluppo delle competenze relative a Cittadinanza e Costituzione.

I contenuti

Le indicazioni dei contenuti conservano sostanzialmente l’impianto storico e la scansione dei precedenti programmi: nel primo anno del secondo biennio (classe terza) dalle origini al Trecento, nel secondo anno (classe quarta) dal Rinascimento a Hegel, nel quinto anno da Schopenhauer a oggi. Le novità sono due:
- l’anticipazione dell’idealismo e di Hegel al secondo anno del corso, lasciando più spazio per il Novecento;
- l’indicazione, per ogni anno, di pochi filosofi “irrinunciabili”, lasciando poi libero l’insegnante di organizzare gli altri argomenti intorno a questi.
Per l’antichità sono obbligatori Socrate, Platone e Aristotele, per il Medioevo Agostino e Tommaso. Gli altri filosofi sono ricordati ma con il suggerimento di finalizzarli alla migliore comprensione di quelli principali e quindi in modo non normativo. Anche per il secondo anno gli autori “irrinunciabili” sono pochi: «la rivoluzione scientifica e Galilei; il problema del metodo e della conoscenza, con riferimento almeno a Cartesio, all’empirismo di Hume e, in modo particolare, a Kant; il pensiero politico moderno, con riferimento almeno a un autore tra Hobbes, Locke e Rousseau; l’idealismo tedesco con particolare riferimento a Hegel». Le indicazioni per il quinto anno si aprono con l’elenco di alcuni filosofi fondamentali (Schopenhauer, Kierkegaard, Marx, il Positivismo e Nietzsche), seguite da un’articolazione più complessa per il Novecento. In questo caso vengono suggeriti 12 diversi autori o problemi tra i quali l’insegnante dovrà sceglierne almeno 4. Come si vede, le uniche novità consistono in una maggiore flessibilità e in uno snellimento della parte normativa dei contenuti, ma in una continuità di fondo con l’impianto storico tradizionale.

Note
(1)
MIUR, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca: viene abolita la dizione “pubblica”, come già aveva fatto la Moratti, per equiparare quella pubblica e quella privata.

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