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Didattica della Filosofia

Insegnare filosofia

Modelli di insegnamento, programmazione, azione didattica, metodi, contenuti, strumenti, uso del testo

Testo e ipertesto

Testo e ipertesto

1. GLI IPERTESTI E LA STRUTTURA DELLA CONOSCENZA

Le implicazioni dell’informatica

La diffusione dei computer nella scuola sta, molto lentamente, cambiando la didattica, mettendo a disposizione degli insegnati nuovi strumenti che non sono però neutrali, nel senso che portano con sé trasformazioni spesso non visibili. Secondo alcune interpretazioni più radicali, la diffusione dell’informatica e in particolare degli ipertesti è destinata a produrre nel lungo periodo una vera e propria trasformazione del modo di intendere la conoscenza. Antonio Calvani mette ad esempio in relazione l’attuale modello della conoscenza con la diffusione del libro stampato, con la sua struttura fissa e sequenziale.

Il pensiero è ipertestuale

Il modo di operare del pensiero, secondo Calvani (e in questa direzione vanno le teorie più recenti della conoscenza, in particolare il connessionismo), non è sequenziale, ma talmente simile a una struttura ipertestuale che egli definisce gli ipertesti come «metafore della mente».

Pensiero e linguaggio

A ben guardare, nonostante la fissità e la sequenzialità del testo scritto, tendiamo a una modalità di lettura ipertestuale e oggi la struttura del linguaggio può in qualche modo adeguarsi a quella del pensiero.

Produrre ipertesti

Le considerazioni riportate sopra valgono a maggior ragione quando si passa dagli ipertesti preparati da altri alla produzione di ipertesti da parte degli alunni stessi. Si tratta di un nuovo linguaggio, di una nuova modalità espressiva che può avere importanti implicazioni didattiche. Scrivere ipertesti assolve a una duplice funzione: da un punto di vista espressivo consente di comunicare una serie di contenuti in un modo più ricco e maggiormente motivante per gli studenti; ma soprattutto, sul piano formativo, la composizione di un ipertesto consente di formare abilità e strategie mentali che non entrano in gioco nella scrittura normale.

La scrittura ipertestuale

Anche la scrittura può essere ipertestuale. L’esempio più evidente è costituito dal modo di procedere di Wittgenstein. Come è noto, egli realizzava una prima stesura lineare, secondo le forme consuete. Faceva poi dattiloscrivere le pagine e ritagliava i fogli isolando le unità significative, ricombinandole poi in vario modo a seconda delle proprie intenzioni, dello sviluppo del suo pensiero e dei suoi interessi. Ritagliando i diversi brani e organizzandoli in diverso modo operava come si potrebbe fare oggi con un comune programma di scrittura elettronica. In questi rifacimenti stabiliva nuovi nessi tra i concetti espressi, li correlava per esprimere concetti nuovi, o per costruire nuove argomentazioni. Il suo lavoro non consisteva nel riutilizzare il materiale prodotto, ma nel costruire nuovi sviluppi, nel produrre nuove ricerche, consapevole che percorsi diversi portano alla luce nuove prospettive e consentono di operare vere e proprie scoperte.

La scrittura ipertestuale del Tactatus di Wittgenstein

Del resto, lo stesso Tractatus è per alcuni versi un’opera ipertestuale. Come è noto le diverse proposizioni sono numerate usando i numeri interi per quelle principali e numeri decimali per quelle subordinate. Ad esempio, la proposizione 2. è una proposizione principale, la 2.1 dipende da questa, la 2.1.2.3 dipende dalla 2.1.2, ecc. In questo modo la struttura logica delle argomentazioni risulta estremamente chiara; non solo, come in un ipertesto è possibile procedere nella lettura secondo differenti livelli di approfondimento, leggendo ad esempio in un primo tempo le sole proposizioni principali, o quelle secondarie di primo livello (1.1, 1.2, 2.1, ecc.) per cogliere la struttura generale dell’opera, percorrendo poi i livelli più analitici in base al proprio interesse.

2. CARATTERISTICHE DELL'IPERTESTO

Come è fatto un ipertesto

Un ipertesto presenta due caratteristiche principali:
1. Integra mezzi espressivi diversi (testo con immagini, suoni, filmati, ecc.);
2. Ha una struttura non sequenziale. Permette di seguire percorsi di lettura differenziati (e ne richiede l’organizzazione in sede di composizione) che da un lato consentono più livelli di lettura (possibilità di approfondire concetti o argomenti), dall’altro rendono possibili strategie di apprendimento differenziate (leggere alcuni argomenti prima di altri, o seguire vari percorsi di lettura in relazione allo stesso argomento). La seconda caratteristica va nella direzione indicata dal costruttivismo e dalla teoria delle intelligenze multiple (vd. cap. 12), consentendo ad ogni studente di apprendere nel modo che gli è più congeniale, o di aggredire l’argomento secondo strategie alternative, nel caso in cui il primo percorso scelto non conduca alla comprensione effettiva.

L’abitudine a una scrittura sequenziale

Quello che qui interessa non è però analizzare le abilità che sono richieste dalla lettura di un ipertesto, ma quelle che entrano in gioco quando lo si compone. Che cosa devono saper fare gli studenti per comporre un ipertesto? Secondo Antonio Calvani, la struttura lineare del linguaggio scritto ha finito per condizionare la stessa organizzazione del sapere. «La struttura fisica del testo ha condizionato le forme stesse della conoscenza. Dal momento in cui il testo si è congiunto con un medium fisico esso ha messo in risalto alcune caratteristiche essenziali: esso è apparso lineare, circoscritto e fisso. Generazioni di studiosi hanno interiorizzato queste qualità sino al punto di vedere in esse caratteristiche intrinseche dei modi del conoscere. La prosa espositiva con la sua struttura lineare e proposizionale è stata identificata con la forma privilegiata del sapere» (1).

Testi e ipertesti

Costruire un ipertesto richiede un’organizzazione poliedrica e reticolare del contenuto: poliedrica, in quanto il contenuto deve essere “navigabile” partendo da punti diversi e procedendo secondo diversi percorsi; reticolare, perché tra le varie parti devono essere stabilite connessioni corrette che colleghino concetti e contenuti in modo logico.
Un ipertesto deve prima di tutto essere progettato, costruendo una mappa concettuale articolata (v. cap. 10). Per far ciò, gli studenti devono conoscere bene non solo la materia, ma le connessioni interne ed esterne, le cause e le conseguenze di un determinato fenomeno, il contesto e il cotesto (v. cap. 9.2) dei concetti presentati e dei brani di autore utilizzati. Inoltre, ed è l’abilità più difficile da conseguire ma forse anche la più importante, devono saper pensare l’argomento da più punti di vista, secondo prospettive plurime ma complementari e non contraddittorie. Infine, devono essere in grado di pensare l’argomento a livelli diversi di dettaglio: devono costruire uno schema generale, individuare i concetti da spiegare o da collegare ad altri, gli aspetti da spiegare mediante materiale aggiuntivo ma che possa essere omesso per una lettura più rapida, ecc.

La sintassi degli ipertesti

Gli strumenti informatici che gli studenti useranno per queste operazioni (link, finestre, pulsanti, ecc.) corrispondono a precise operazioni logiche. Per costruire un ipertesto, essi devono padroneggiare una nuova sintassi che, proprio per il fatto di non essere interiorizzata come quella del linguaggio ordinario, li costringe a riflettere sul significato e sulla funzione dei singoli strumenti.

> Fare filosofia: un ipertesto di Galilei

Modalità di realizzazione

Costruire un ipertesto richiede molto tempo e non è proponibile come attività da svolgere interamente a scuola. È consigliabile mettere a punto in classe la mappa concettuale, preferibilmente coinvolgendo tutti gli alunni, discutendo insieme le ragioni delle connessioni tra le diverse parti. La realizzazione pratica potrà invece essere effettuata come lavoro domestico da volontari, che potranno in alcuni momenti discutere lo sviluppo dell’ipertesto con l’insegnante, utilizzando i computer della scuola.
Lo sviluppo del linguaggio html lo rende  adatto alla realizzazione di semplici ipertesti più di altri programmi, con il vantaggio di consentire dimensioni ridotte e di non richiedere programmi di runtime, che è cioè necessario installare nel proprio computer per utilizzare l’ipertesto, ma un semplice browser, presente ormai in quasi tutti i computer.



Note
(1) A. Calvani, Iperscuola. Tecnologia e futuro dell’educazione, cit., p. 53.

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